Pescocostanzo

Pescocostanzo: slow reportage nel borgo gioiello d’Abruzzo

Pescocostanzo è uno dei borghi-gioiello dell’Abruzzo, incastonato, a 1400 metri di altitudine, fra i pascoli della Majella e l’alta valle del Sangro.
Fra i Borghi più belli d’Italia è una meta per gli appassionati di arte e cultura, immersa nel verde e godibile per il suo clima fresco d’estate, innevata nella stagione invernale.
Api furibonde, siete pronte per questo slow reportage?

Il centro antico

Il centro storico di Pescocostanzo, fondato nel X secolo, è ricco di chiese, palazzi e monumenti rinascimentali e barocchi, testimonianza del periodo più fiorente dal punto di vista artistico e culturale, tra il 1400 ed il 1700.
I ritmi di montagna scandiscono la vita tranquilla del borgo. Percorriamo le viuzze in cui sono protagonisti botteghe, ristorantini e piccoli negozi. L’artigianato resta vivo attraverso la lavorazione del merletto a tombolo, dell’oreficeria in filigrana e del ferro battuto. Spiccano le tipiche case del luogo con una gradinata ed il pianerottolo esterno (il vignale), le porte e le finestre decorate in pietra lavorata, arricchite dalle tipiche ringhiere in ferro battuto, i contrasti cromatici dei fiori sui terrazzini.

Largo della Collegiata e la Basilica della Madonna del Colle


In fondo a Largo della Collegiata, la Basilica rinascimentale della Madonna del Colle sovrasta Pescocostanzo dalla sua imponente scalinata cinquecentesca. Custodisce al suo interno, preziosi affreschi ed il soffitto a cassettoni in legno. Accanto c’è una piccola chiesetta che in origine era dedicata a San Sebastiano e proprio tra il 1630 ed il 1637 accolse la confraternita di Santa Maria del Suffragio dei Morti da cui poi cambiò il suo nome. Ancora oggi la confraternita svolge assistenza morale e spirituale alla comunità locale.

Il capocroce

Davanti alla Basilica della Madonna del Colle c’è uno slargo anche conosciuto come capocroce detto anche “il Giro del Paese”: un quadrilatero di ampie strade lastricate in pietra locale e pietra vulcanica, tipico punto di incontri e di cerimonie. Sul lato della chiesa resiste la pietra del vituperio, antico blocco in pietra, ciò che restava di una colonna, che aveva la funzione di una vera e propria gogna sulla quale si collocava, in momenti di affluenza di popolo, il debitore insolvente per essere sottoposto al vituperio del creditore. Molti punti di questo percorso sono ricordati nei versi del poeta locale Antonio De Matteis.

L’artista Cristina Belfiore: Ape furibonda di questo slow reportage

Avventurandoci nei vicoli del centro storico, ci attrae uno studio d’arte. È di Cristina Belfiore, l’Ape furibonda di questo slow reportage. Ha origini napoletane e vive tra Nettuno e Trigoria. Pescocostanzo è stata una meta estiva che l’ha fatta innamorare tanto da aprire questo piccolo studio d’arte nel centro antico.

Così ci racconta la sua storia fatta di esperienze, di crescite e di cambi di strada. Dagli esordi giovanili, come attrice di fotoromanzi, agli anni nel campo della moda in cui ha disegnato e prodotto diverse collezioni. Poi il percorso nella pittura concettuale ed informale, come gallerista, in numerosi eventi artistici. Cristina Belfiore col tempo ha iniziato a percepire la tela come un limite: «Mi sono resa conto di essere diventata l’impiegata di me stessa e che gli oggetti di vita quotidiana potessero essere fonte di una rinnovata creatività».

Riuso creativo ed ecoarte

È così che Cristina si reinventa come ecoartista, recuperando oggetti del passato: di uso comune, vecchi, in disuso, antichi. Ha riflettuto a lungo sul tema del consumismo e dell’iperproduzione. Oggi si crea poco e si distrugge molto. Lavora per gli studi di Cinecittà, con le pellicole di vecchi film da cui nascono lampade, borse, anelli, bracciali. Dà una nuova luce agli oggetti abbandonati per farli rinascere.
Qui a Pescocostanzo che lei definisce «un piccolo borgo meraviglioso, crocevia di incontri», la gente è rimasta incantata da questo processo di rigenerazione: da un pezzo di qualcosa nasce altro, una nuova vita. È ora di tornare a recuperare prima di comprare e buttare.

«Quando una strada non ci appartiene dobbiamo avere il coraggio di cambiarla. Restando lì dove non vorremmo essere ci ammaliamo. Dobbiamo imparare a liberarci dalle catene di paure e di sensi di colpa. Il risultato è il premio del coraggio o è frutto di una legge universale? Non lo so, ma dobbiamo ascoltarci. E poi scuotere le energie, reinventarci e le cose belle accadono». Così, con le parole di Cristina Belfiore, serene e rigeneranti come questo borgo, lasciamo Pescocostanzo.

E voi Api furibonde avete visitato Pescocostanzo? Avete altre mete o altre Api furibonde da suggerirci? Scriveteci!

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