Marika Ramunno, visioni in movimento

di Mariagrazia Veccaro

Susan Sontag considerava la fotografia un’arte elegiaca e crepuscolare. Tra le testimoni contemporanee più talentuose di questa indefinita nostalgia c’è sicuramente Marika Ramunno.

Dal vivo, questo scricciolo di donna classe 1991, sembra quasi un cardellino. Sento pulsare un’indole selvaggia e ribelle al di là dei suoi modi socievoli e gentili.

Ci siamo date appuntamento in un bar di Alberobello. Lo stesso paese natio che ci accomuna ma che fino ad ora non ci ha fatte mai incontrare. Forse perché la sua fame di vita l’ha portata molto presto a volare via e a farla sentire a casa solo quando era più lontana.

In un ritratto, cerca il silenzio in qualcuno

Per prima cosa sul caffè mi racconta di suo padre. È stato lui, quando era adolescente, a farle scoprire la bellezza del messaggio senza codice della fotografia. I primi scatti sono stati in campagna, durante le loro passeggiate domenicali. E in gita scolastica con le macchinette usa e getta di una volta, quelle che speravi sempre venissero stampate prima di due settimane.

In seguito si laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Bari. Si trasferisce in Inghilterra e poi in Estonia, presso la Pallas University of Applied Sciences di Tartu, per conoscere suoni e volti nuovi.

Ritornata in Italia si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli per studiare le interconnessioni fra fotografia e cinema. In quegli anni approfondisce in particolar modo il racconto visivo e narrativo del cinema nord europeo con Thomas Vinterberg e sud coreano con Bong Joon-ho. Due mondi opposti che lei indaga senza pregiudizi, come fanno in fondo tutti gli artisti veri che nelle cose del mondo non trovano mai contrasti.

Marika Ramunno in un museo

Negli anni, studiando comunicazione all’università, ho compreso quanto lo strumento della macchina fotografica possa raccontare delle storie e soprattutto possa aiutare nel creare delle finzioni, proprio come fa il cinema in 25 scatti in un secondo. Non a caso questi due strumenti sono fortemente legati tra di loro con lo scopo, in modalità diversa, di raccontare con le immagini e di trasmettere delle emozioni

Quando lo catturo, vedo il futuro del mondo

Conclusi gli studi, Marika Ramunno inizia collaborazioni importanti (Canon Europa, Rightnow – Bau a Francoforte, ad esempio) che le permettono di affinare ancora di più le sue competenze.

Da quel momento ho iniziato mie masterclass di fotografia dove, oltre alla parte tecnica, mostro ai miei corsisti degli autori del mondo della fotografia per indirizzarli a distinguere gli scatti amatoriali da quelli autoriali, come ad esempio quelli di Arno Rafael Minkkinen, Erwin Olaf, Shina Peng e Olivia Bee

Poco dopo la fine della pandemia, l’Ong Erasmus student network la invita a tenere un training di fotografia e cinema in Azerbaijan all’Università di Baku. Un’esperienza che non riesce tuttora a dimenticare. La sua classe era composta per la maggior parte da donne che guardavano alla fotografia come uno strumento utile per descrivere tutto quel sentire che a parole non riuscivano a spiegare.

In Azerbaijan ho potuto realmente comprendere il concetto stesso di linguaggio fotografico ossia che con la fotografia si può arrivare ovunque. Ho mostrato ai miei studenti delle fotografie che avevano un dato significato per me e quando loro mi hanno confermato di vederci lo stesso significato non si è potuta che rinforzare la mia teoria che alla fine la fotografia parla a tutti. E la cosa entusiasmante di questa esperienza era come la classe fosse curiosa di sapere, curiosa della fotografia, non solo da un punto di vista tecnico ma anche artistico

Se mi chiedete una poesia in movimento, vi mostrerò un cavallo

Fra i tanti concorsi fotografici vinti, uno al quale tiene particolarmente è il primo premio del 2020 all’“Art&Cavallo”, presso la Fiera Cavalli di Verona. Vince con “Relationship”, un’opera visiva che esplora la relazione tra Uomo e cavallo.

D’altronde quella per l’equitazione è un’altra passione che Marika Ramunno coltiva da sempre.

Ho avuto un’adolescenza bucolica. In quel periodo mi sono avvicinata al mondo dell’equitazione e questo mi ha portato spesso a trascorrere del tempo con i cavalli. Alle volte capitava di passare intere mattinate al pascolo e questo via via mi ha fatto comprendere quanto per me fosse più importante il lavoro che facevo coi cavalli “da terra” più che in groppa o durante le gare. Li ho fotografati per ore, fino al loro ultimo filo di muscolo

Uno dei suoi prossimi lavori si chiamerà non a caso “White Hole”. Sarà una mostra fotografica interattiva incentrata sulla figura mitologica del Pegaso che, nella sua storicità, ha rappresentato l’unione tra umano e divino.

Il Pegaso è una sorta di viandante che si muove tra la realtà conoscibile e un mondo intangibile. Essendo un working progress, continuo a modellare questo mio progetto costantemente per riuscire a mettere sempre più a focus il mio intento ovvero quello di stimolare una riflessione critica sul confine tra realtà e finzione e sul modo in cui costruiamo e accettiamo la conoscenza

Viaggiare per vedere, non per fuggire

Come ho detto all’inizio, la sperimentazione artistica di Marika Ramunno non è mai sazia.

Da cinque anni ha fondato, con Jean Paul Stanisci, la “Joyful People Company”, una società indipendente di produzione cinematografica.

Realizzano e producono documentari, video musicali, podcast (sono online le prime due stagioni di “Colazione compresa”). Hanno persino all’attivo “Ombra Magazine”, un progetto cartaceo volto a raccogliere storie raccontate attraverso una composizione fotografica essenziale.

La JPC è nata con Jean Paul, altra mente creativa che ho avuto la fortuna di incontrare durante il mio percorso. Lui si occupa maggiormente della scrittura delle storie, a me piace dare una forma visiva alle storie

La cosa che più mi colpisce della loro visione artistica è che tutti i loro lavori sono scelti in base alla dimensione empatica e allo spessore umano che un racconto, spesso ai margini e di frontiera, può offrire.

Il primo documentario

Il mio primo documentario (“Una scelta necessaria”) è incentrato proprio sulla storia di Jean Paul e sui suoi viaggi attraverso i luoghi della memoria. Questo lavoro mi ha fatto riflettere sulla fortuna di stare dalla parte “giusta” del mondo. Nonostante le diverse difficoltà legate ai nostri diritti spesso non ci rendiamo conto che in altri luoghi non c’è neanche il diritto alla vita stessa

A breve uscirà il loro ultimo short documentario, “Mate Gaudium”. È ispirato al libro “Gaudium – Quando si avvera la profezia della coca” di Sandro Calvani e Maurizio Mistretta e Interamente girato a Bangkok. Marika e Jean Paul, attraverso l’intervista ai due autori, esploreranno il ruolo che la foglia di coca ha avuto nella storia coloniale.

Ritengo che oggi sia più che mai necessario porsi domande su tutto ciò che vediamo, senza farci costantemente bombardare da informazioni e immagini da assumere per vere senza prima aver approfondito con rigore critico ciò che vediamo e ascoltiamo

L’11 e il 12 agosto, a Castellana Grotte, si terrà il secondo appuntamento con l’“Italian Cinematography Awards” (ICA), il festival internazionale di cortometraggi ideato dalla Joyful People Company. Marika Ramunno è come al solito entusiasta di fare rete con artisti emergenti proveniente da tutto il mondo.

Abbiamo lanciato una open call per filmmakers e registi per la candidatura dei loro lavori che verranno valutati e poi, in caso di selezione, proiettati durante le giornate del festival. Siamo inoltre in attesa di riproporre il “Frankenstein Factory”, festival, della durata di un’ora, che coinvolgerà in modalità esperienziale diverse forme d’arte

Marika Ramunno in Arzebaigian

La creatività è una mente selvaggia e un occhio disciplinato

Nonostante continui a girovagare per il mondo alla ricerca di volti da fotografare o filmare, adesso Marika è ritornata a vivere in Puglia. 

La potete trovare a “SnöStudio”, studio di fotografia e filmmaking indipendente, a vivere di cinguettii d’arte.

Oggi l’arte è mercato, c’è troppa razionalità in tutto o meglio ognuno racconta la propria storia ed egoisticamente quella storia si pensa debba appartenere a tutti, ma spesso non è così. L’arte per me è invece un modo per stare al mondo, per poter dire qualcosa che difficilmente si riesce a esprimere in maniera razionale, è una percezione universale

A voi, Api furibonde è piaciuta la storia di Marika Ramunno? Se sì, condividetela e leggete anche questa storia Pina Maria Rinaldi e l’italiana in bicicletta.

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