Borghi fantasma - borgo Taccone

Borghi fantasma: Taccone e il suo fascino misterioso

I borghi fantasma hanno un fascino senza tempo: respiri nel silenzio del presente le vite del passato.

Nel borgo lucano di Taccone, proprio tra i borghi fantasma, inizia il primo slowreportage di Api furibonde. Che cosa aspettarsi in questa esperienza? Lo scopriremo insieme…

Spesso non guardiamo abbastanza oltre le riviste patinate, i soliti luoghi decantati e declamati, perdendoci invece delle esperienze sorprendenti, colte da un’altra prospettiva, oltre i percorsi più battuti e conosciuti.

Se invece ti affascinano l’insolito, i luoghi abbandonati, i borghi fantasma, il percorso che racconteremo in questo articolo potrebbe interessarti e potrai seguirlo con gli amici, in famiglia o perché no, anche in solitaria.

Cosa scoprire a borgo Taccone in Basilicata
Borghi fantasma - borgo Taccone
Borgo Taccone – una vecchia casa

Borgo Taccone si trova in Basilicata, un frazione del comune di Irsina (a 14 km di distanza), uno dei borghi più belli d’Italia. Fu progettato negli anni Cinquanta, dall’ingegnere Plinio Marconi e costruito con le migliori tecniche architettoniche e costruttive dell’epoca, come riporta il FAI (Fondo Ambiente Italiano). La riforma fondiaria rappresentò un’opportunità per gli agricoltori.

I percorsi dei borghi fantasma: a Taccone suppellettili e vecchi residui di vita
Borghi fantasma - borgo Taccone: vecchie suppellettili
Vecchie suppellettili

Percorriamo i sentieri dell’abbandono: case chiuse, altre in cui ci sono ancora suppellettili e residui di vita passata.

Le stalle per gli animali, le terre incolte che circondano le case. Di tanto in tanto qualcuno fa capolino: uomini che lavorano la terra, raccolgono ortaggi, rimettono a posto gli attrezzi agricoli, qualche sparuto abitante del borgo che scosta la tenda della sua porta, incuriosito, ma non troppo, dal nostro passaggio. Come per molti borghi fantasma, esiste un turismo silenzioso ed ispiratore. Tanti fotografi ed appassionati di fotografia frequentano questi luoghi.

In questi fugaci incontri inizia un amarcord itinerante: la vita qui, una volta, era diversa, completamente distante da questo silenzio. Gli agricoltori coltivavano la terra, le donne accudivano i bambini, il pollaio, la casa. Era una vita festosa e in una comunità rurale che si muoveva fra le case, la scuola elementare, l’ufficio postale, la chiesa, un piccolo ambulatorio e la stazione ferroviaria.

Taccone: fra i borghi fantasma dello spopolamento
Borghi fantasma - una panoramica di borgo Taccone
Una panoramica di borgo Taccone

Dopo un periodo di benessere segnato dall’espansione demografica e dalla serenità raggiunta a fatica raccogliendo i cocci del dopoguerra, non tardò a diffondersi il fascino della città con le sue comodità e i suoi servizi, gli agi di uno stipendio più sicuro in fabbrica, la prospettiva di una vita meno sacrificata. Fu così che dalla metà degli anni Sessanta iniziò lo spopolamento del borgo.

In tanti lasciarono le case assegnate per emigrare al nord. La maggior parte a Sassuolo trovò impiego nella filiera della ceramica e nel settore manifatturiero. Oggi c’è ancora un filo rosso che lega la comunità irsinese e i compaesani emigrati, con gemellaggi ed eventi di ritrovo.

Inizia così la storia di un abbandono. Lo spopolamento è uno degli inizi comuni a tutti i borghi fantasma.

Le case restarono disabitate, soltanto i terreni furono acquistati da altri agricoltori dei paesi limitrofi, ma per il borgo non c’è stata più una seconda vita. Si percepisce un filo di malinconia per ciò che poteva essere ed invece non è stato.

La chiesa di San Giuseppe Lavoratore
Borghi fantasma -borgo Taccone la chiesa di San Giuseppe Lavoratore
Borgo Taccone – la chiesa di San Giuseppe Lavoratore

Percorrendo il nostro cammino, ci affacciamo nella chiesa di San Giuseppe Lavoratore. Respiriamo un’atmosfera sospesa, mistica, interrotta, ma non del tutto conclusa: gli ultimi avvisi, il libro della messa al suo posto, una rivoluzione di fogli e di colori.

La chiesa si staglia, imponente, intorno alle case vicine. Il bar, aperto fino a qualche anno fa, per i pochi visitatori, non ha resistito all’insidia del tempo. Eppure c’è ancora chi torna nella casa ereditata da nonni e genitori, per trascorrere la domenica, le festività, il periodo estivo, per assistere all’arrivo della statua di San Giuseppe in chiesa, ogni 1° maggio, imperturbabile.

La vecchia stazione
Borghi fantasma - la stazione di borgo Taccone
La stazione di borgo Taccone

Incamminandoci verso la stazione ferroviaria dai depositi chiusi e polverosi si intravede una vecchia autovettura, locandine, cianfrusaglie della quotidianità. Così proviamo a ricostruire quello che è accaduto, incrociamo date, fantastichiamo su ciò che è stato, sui proprietari di questi oggetti che sembrano trovare corpo ed anima almeno nella nostra mente.

Borgo Taccone - un vecchio deposito

Ed eccola la vecchia stazione, muta, nel verde incontrastato delle colline che la circondano. Immortaliamo delle scarpe appese, testimonianza di un recente passaggio, di un’incursione dei nostri giorni.

borgo Taccone: scarpe alla stazione
Borgo Taccone: scarpe appese alla stazione
Anna, l’ape furibonda dello slowreportage a borgo Taccone
borgo Taccone: la signora Anna
La signora Anna: l’Ape furibonda del nostro slowreportage

Nel tornare ci imbattiamo nella signora Anna, originaria di Irsina, che non ha mai smesso di abitare a borgo Taccone. Nonostante i cambiamenti, nonostante il tempo che passa. Nonostante tutto.

Ce lo dice lei stessa, con alcuni familiari, pacifica e serena. Sorride dal suo balcone la prima Ape furibonda, ispiratrice di questi slowreportage.

Concludiamo questa giornata con un pensiero che si affaccia dentro di noi, due immagini in contrasto: la visione di un borgo che riprende il guizzo di nuova vita e il fascino di un tempo sospeso, tra ciò era e ciò che non è più. Quasi che toccarlo possa interrompere un incantesimo.

E tu che ne pensi? Hai visitato borghi fantasma? Ti piacerebbe guardare oltre i luoghi di massa e ricercare l’autenticità? Segnalaci un posto che merita di essere raccontato insieme alle sue api furibonde.

Ti parleremo solo di luoghi che visitiamo, che vediamo, che sentiamo.

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