Lisa Martignetti: la ragazza dei cimiteri

Lisa Martignetti: la ragazza dei cimiteri e l’arte del commiato

di Mariella Massaro

Chi di voi ha mai sentito parlare della ragazza dei cimiteri? La mia penna furibonda questo venerdì vi parla di lei. Il suo nome è Lisa Martignetti, è nata a Bergamo, dove vive con sua figlia Rebecca e i suoi tre gatti. Ha studiato in un istituto professionale con indirizzo turistico, voleva fare l’hostess ma poi si è ritrovata a seguire una vocazione: necrofora, operatrice funebre, funeral planner.

Sui social leggo di lei come necrofora, operatrice funebre e funeral planner. Sicuramente è più di una semplice organizzatrice di funerali, ma lei come si definisce?

Sono tutte queste cose. Mi occupo di tutto quello che riguarda il tema della morte, dalla vestizione alla celebrazione. Il mio lavoro è togliere qualunque preoccupazione alle famiglie che hanno perso un proprio caro. Per questo motivo ho ideato il mestiere del funeral planner, cioè aiuto le persone a organizzare in vita il loro ultimo saluto, questo consente anche di alleggerire le famiglie dal pensiero del funerale e di tutto quello che l’accompagna. C’è tanto amore nel modo in cui io interpreto questo lavoro. Mi prendo carico del dolore dei familiari, divento un “membro” di quella famiglia. E la maggior parte delle volte rimango in contatto con loro, anche a distanza di mesi.

La Signora, così Lisa definisce la morte

Tutti sappiamo che la morte prima o poi arriverà ma nessuno o in pochi si preparano ad affrontarla, anzi in molti la temono. Io stessa, vi confesso, la temo. Nella vita c’è chi ci insegna a vivere, nessuno ci insegna a morire. Se parli della morte la gente ti considera una pessimista, una iettatrice ed è per questo che Lisa Martignetti mi ha affascinata sin da subito, per la naturalezza e delicatezza mostrata nell’affrontare il tema della morte che lei chiama La Signora. La morte fa parte della vita, e della vita è uno dei passaggi più intensi.

Io non temo la morte, cerco di comprenderla invece. Io la chiamo La Signora. Io credo che ci sia tanto del nostro essere, tanto del significato di ciascuno di noi in lei. Pensiamo a quante emozioni, dalla nostalgia, al dolore, alla mancanza, c’è dentro questo ineluttabile passaggio. Pensiamo a quanto mistero ci sia dentro quel buio, all’eternità, a quanta bellezza ci sia nei nostri cimiteri monumentali. La morte si comprende a partire dalla vita.

Una vocazione, oltre che un impiego

Lisa Martignetti vive il suo lavoro come una vera e propria vocazione, potrete constatarlo anche dal suo profilo Instagram. La nostra società cerca di cancellare il segno del tempo dai corpi, invecchiare oggi sembra diventato un problema da risolvere a tutti i costi. I social, i media, continuano a mostrare corpi giovani e tonici che non mostrano il segno del tempo che passa. Ma non è sempre stato così. Nella storia, sia in Occidente che in Oriente, il rapporto con la vecchiaia è stato molto diverso e di conseguenza anche quello con la morte. Lisa dimostra di essere una rivoluzionaria anche in questo.

È triste come la società contemporanea affronti il tema della vecchiaia e della morta, come se fossero innaturali e non appartenenti alla vita stessa. In passato invece si rispettavano, si veneravano questi aspetti della vita, basti pensare alle danze macabre del Medioevo o alle fotografie post-mortem all’inizio del secolo scorso. Io cerco di far capire che non dobbiamo temere la morte, che fa parte della vita e che dobbiamo parlarne come di qualcosa di naturale. Credo sia per questo che detesto tutti quelli che ancora fanno le corna quando vedono passare un carro funebre.

Il suo primo funerale, quello del suo papà

La morte è stata ed è tutt’ora parte della storia della sua famiglia, anche per questo motivo Lisa non ha mai avuto problemi a parlarne e ad averci a che fare. Lisa ha condiviso e raccolto il testimone dal papà, anche lui operatore funebre, da lui ha imparato la dedizione per la cura dei defunti, delle famiglie e del dolore che provoca la morte. La vita ha voluto che il suo primo funerale fosse proprio quello del suo papà. Suo padre è venuto a mancare nell’agosto del 2019. Quando si è ammalato per Lisa tutto è cambiato, ha dovuto prendersi cura di lui, fino all’ultimo respiro e oltre.

Ho sempre considerato mio padre l’uomo più importante della mia vita. Lui deve aver letto qualcosa dentro di me: mi ha chiesto di pianificare il suo funerale e così è stato. La morte è arrivata liberandolo dalla sofferenza della malattia. L’ho lavato, vestito e accudito. Finché era caldo ho tenuto le sue mani sul mio viso. C’era dolore ma anche tanto amore.

Un lavoro a stretto contatto con dolore e sofferenza

La sofferenza e il dolore sono le emozioni che più ci forgiano nel carattere e nel nostro percorso di crescita personale. Quando soffriamo, ci interroghiamo sulla nostra vita, sulle nostre scelte. Inevitabilmente la sofferenza ci obbliga ad un lavoro introspettivo, necessario per trovare le risposte che cerchiamo e Lisa l’ha imparato anche dal suo lavoro.

Vivo a stretto contatto con la sofferenza e il dolore degli altri. Io non posso guardarla senza farmi toccare. Non posso non condividere con loro quello che stanno provando e che io ho provato quando è venuto a mancare mio padre. Come non temo parlare della morte, così non fuggo dal dolore. Cerco di compenetrare la sofferenza degli altri. Chi mi chiede di occuparmi di un proprio caro sa che può contare su di me, sotto tanti aspetti. Se non fosse stato per il mio lutto e quindi per il mio dolore e la mia sofferenza, a quest’ora non sarei qui a parlarne con te.

Il suo lavoro durante la pandemia

Il periodo della pandemia è stato per Lisa e per tutti gli operatori funebri, uno dei periodi più difficili e strazianti. Il telefono squillava continuamente, dopo che il medico comunicava il decesso, Lisa era la prima voce che accoglieva l’annuncio della famiglia. Nonostante le chiamate in attesa e il lavoro triplicato, Lisa non ha mai smesso di ascoltare, senza fretta, il dolore e la sofferenza dei familiari dei deceduti da Covid-19.

Entravo nelle case di coloro che avevano conosciuto e contratto il virus, di coloro che di Covid-19 avevano perso un proprio caro. In provincia di Bergamo sono morte 6.000 persone in soli due mesi, secondo l’Istat oltre il 500% in più della media. Noi operatori funebri siamo stati un punto di riferimento per le famiglie, per tutti coloro che in quel momento non potevano salutare il proprio caro. Forse il Covid con la mancanza del rito funebre, ne ha risvegliato l’importanza. Mi piacerebbe che oltre ai medici e agli infermieri considerati eroi, ci fossimo anche noi, i quali abbiamo rischiato.

Un lavoro prettamente maschile?

Quando si pensa all’operatore funebre spesso pensiamo al sesso maschile. Di fatto, per lungo tempo questo mestiere è stato svolto esclusivamente da uomini, ma negli ultimi anni le cose stanno cambiano. Oggi ci sono donne a capo di imprese funebri, la presenza femminile si sta espandendo a macchia l’olio anche se non sempre ben vista, ma piuttosto percepita come una minaccia. Ma possiamo considerarlo un ulteriore stereotipo da abbattere, da rimuovere, per valorizzare la diversità anche in questo settore.

Se pensiamo a chi porta il feretro sulle spalle, è vero, questo può essere un lavoro svolto prevalentemente da uomini, ma il nostro lavoro è molto di più. Oggi ci sono donne a capo di imprese funebri ma si fa molta fatica a fare un lavoro di squadra perché ostacolate da stereotipi e preconcetti. Ci vuole pazienza e tanta forza di volontà per cambiare le cose. Io ritengo che questo mestiere abbia bisogno di noi donne, ha bisogno di cura, accoglienza, comprensione ed empatia. Noi donne siamo fonte di vita: perché dinanzi alla morte dovremmo rimanere anonime?

Lisa Martignetti: la ragazza dei cimiteri e l'arte del commiato

Quando ho deciso di intervistare Lisa, mi sono chiesta quanto il suo lavoro, fatto di sofferenza, dolore e addii, potesse contribuire alla sua felicità e così le ho posto questa domanda: Ti ritieni una donna felice? Quanto la tua felicità dipende dal tuo lavoro?

Mi definisco una donna che vive tutto in modo pieno, per questo quando sono felice sono davvero felice, quando sono triste so essere davvero a terra. Ma quando le persone mi incaricano di occuparmi dei loro cari, mi dimostrano riconoscenza e affetto, non posso che definirmi estremamente felice.

“La paura della morte è peggio della morte” diceva lo scrittore Robert Burton, ma Lisa Martignetti, donna rivoluzionaria nel suo lavoro, ci invita a vedere le cose da una prospettiva diversa. 

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Care Api furibonde, ora è tempo di condividere la storia unica di una visione di vita e di morte, di un nuovo sguardo e di una nuova prospettiva.

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