Tiziana Fiore

Tiziana Fiore: ritratti e ricordi a carboncino

di Mariapaola De Santis

Immagina di poter tornare indietro nel tempo, di rivivere le emozioni di un’epoca in cui ogni dettaglio, ogni sfumatura, raccontava una storia unica. Questo è esattamente ciò che fa Tiziana Fiore con i suoi ritratti. Nata a Roma nel 1973, ha sempre avuto una predisposizione innata per l’arte classica, ispirata dalle pose plastiche e armoniose raffaelliane. Fin dai tempi della maturità, il disegno è stato la sua forma di espressione prediletta, anche se per anni ha dovuto relegarlo a una semplice passione amatoriale, per poi ritrovare nuova linfa creativa tra il 2019 e il 2021.

Le sue opere sono finestre aperte sui ricordi, capaci di strappare un sorriso e sbloccare memorie preziose. Ogni ritratto è un invito a un viaggio nostalgico, un abbraccio emotivo che avvolge chi guarda, portandolo a rivivere momenti indimenticabili.

Questo è il racconto di Tiziana Fiore, una donna che ha trasformato la nostalgia in arte, creando connessioni attraverso la sua capacità di evocare sentimenti e ricordi. Con ogni ritratto, ci invita a guardare indietro, a descrivere le emozioni di una generazione.

Un’inclinazione innata per l’arte

L’arte è qualcosa che nasce con noi o è un’eredità di famiglia? Nel caso di Tiziana Fiore, sembra essere entrambe le cose.

Provengo da una famiglia umile, mio padre tipografo e mia madre casalinga. Ciò nonostante matite e fogli non sono mai mancati in casa. Nella famiglia di mia madre sono 12 figli, quasi tutti artigiani amanti dell’arte e della musica. Io e mio fratello, grafico, artista e curatore d’arte, siamo cresciuti coltivando
“inconsapevolmente” l’interesse per l’arte.
Avrei voluto dedicarmi a studi artistici già dalle superiori, ma i professori delle scuole medie pensavano che non fosse l’ambiente per me. Ero troppo timida e riservata per affrontarlo. Così mi ritrovai al liceo scientifico. Lì ebbi la fortuna di studiare storia dell’arte con una professoressa che era una meravigliosa artista appassionata. Amavo le sue lezioni. Appresi molto da lei. Finita la maturità la vita mi portò a percorsi diversi e riposi in un cassetto la mia propensione per l’arte.
Tiziana Fiore e il ritratto

Il ritratto ha sempre avuto un significato profondo per Tiziana, evolvendosi nel tempo insieme a lei. Oggi, rappresenta non solo un mezzo di espressione, ma anche una finestra sull’anima delle persone che ritrae. Le tecniche del carboncino e della matita a grafite che ha padroneggiato nel corso degli anni, le permettono di catturare ogni sfumatura emotiva, rendendo ogni ritratto unico e profondamente personale.

Nel 2020, durante il primo lockdown, mi sono riavvicinata alla mia passione ed ho iniziato di nuovo a “scarabocchiare” eseguendo i miei primi ritratti. Ho ripreso a studiare da autodidatta e quella sensazione di “incompletezza”che mi sono tenuta addosso per anni è improvvisamente svanita.
Il ritratto è la modalità con la quale narro me stessa, è la testimonianza dei miei ricordi felici, i miei
interessi, è il desiderio di catturare l’attenzione dello spettatore, forse quell’attenzione che non riuscivo ad avere da bambina a causa della mia timidezza. Inizialmente utilizzavo matite e pastelli colorati, in seguito ho scoperto il carboncino e me ne sono innamorata. Riesco a dare profondità, volume e contrasto. Per ora è il mezzo che preferisco, ma ho intenzione in futuro di sperimentare altre tecniche.
L’ispirazione degli anni ’80

Gli anni ’80 non sono solo un decennio per Tiziana; sono una fonte inesauribile di ispirazione. Ha scelto questo periodo perché l’ha segnata profondamente, infondendole una ricchezza emotiva che ora trasferisce nei suoi lavori. Attraverso i suoi ritratti, cerca di riportare in vita le emozioni e i ricordi di chi ha vissuto quegli anni, creando un ponte tra passato e presente.

I ricordi degli anni ’80, che ho pienamente vissuto, mi hanno aiutata a riprendere il mio percorso. Alcuni dei lavori sono per me una sorta di “flashback”.
Il ritratto di Cyndi Lauper riporta alla mia adolescenza, alle feste dove la musica era la protagonista assoluta.
Sbirulino non è un semplice vecchio personaggio per bambini, mentre lo disegnavo vedevo la piccola me divertita davanti ad una TV un po’ vintage, di quelle di una volta.
Sono una nostalgica ed amo immergermi nei ricordi.

Il coraggio di seguire i sogni

Perseguire i propri sogni richiede coraggio, tenacia e determinazione. Tiziana lo sa bene. La sua strada è stata costellata di sacrifici, ma la passione per l’arte e la sua naturale inclinazione al ritratto la spingono a continuare. Riesce a conciliare tutto grazie a una profonda dedizione e a una visione chiara del suo obiettivo: creare arte che emozioni e ispiri, raccontando storie attraverso ogni ritratto.

La maggior parte del mio tempo è assorbito dal lavoro e dalla famiglia. Presa dalla vita di tutti i giorni, stanca e sotto stress ho pensato tante volte di mollare tutto.
Non è affatto semplice. Ritaglio alcuni spazi preziosi durante la settimana e spesso mi sono ritrovata con una lampada accesa a disegnare nella notte. Nonostante tutto continuo a creare. Per tre motivi soprattutto. Primo perché mi fa stare bene, mi sento realizzata ogni volta che termino un disegno.
Secondo voglio migliorare, in quanto non sono mai pienamente soddisfatta dei miei lavori tecnicamente parlando. Nella terza motivazione c’è un progetto futuro in collaborazione con mio fratello. Ho partecipato ad alcune mostre. Un giorno, non troppo lontano spero, lo aiuterò ad organizzare collettive per altri artisti.
La magia dei volti

I volti hanno un fascino irresistibile per Tiziana Fiore. Ogni linea, ogni espressione racconta una storia unica, ed è proprio questo che la attrae di più. Con ogni ritratto, cerca di catturare l’essenza della persona, andando oltre l’apparenza per rivelare l’anima nascosta dietro lo sguardo.

Dal volto di una persona si può capire molto. Mi concentro soprattutto nello sguardo. Gli occhi raccontano molto di più di quanto possa fare un’espressione verbale. Mi parlano del momento preciso in cui è stata scattata la foto, immagino le sensazioni di quell’istante. Ritrarre un volto significa far parlare un “pezzo di carta”, animarlo, raccontare una storia con uno sguardo.
Non è importante la perfezione, la somiglianza totale. Ciò che conta è suscitare un’emozione, catturare l’attenzione ed a volte sbloccare un ricordo.

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