Ottavia Orsini e il suo giardino

Ottavia Orsini: se a parlarci di una donna è il suo giardino

di Valentina Evangelista

Se oggi, visitando Castello Ruspoli a Vignanello, nel cuore verde della Tuscia viterbese, che vanta la più alta concentrazione mondiale di giardini storici, proviamo stupore e meraviglia nell’ammirare uno dei più suggestivi e meglio conservati giardini rinascimentali d’Europa, è merito soprattutto di una donna, Ottavia Orsini.

Il merito di avermi fatto conoscere questo incantevole luogo intriso di natura, storia, bellezza e affascinanti leggende, è, invece, di un’altra donna molto speciale. La mia amica Elisabetta Serafini è un’insegnante curiosa e appassionata, artista poliedrica per la quale il ricco patrimonio culturale della Tuscia non ha segreti.

Ottavia e Vicino Orsini. Una figlia e un padre uniti dall’amore per la natura

Sposa di Marcantonio Marescotti. Figlia di Giulia Farnese e di Vicino Orsini, ideatore del celebre Sacro Bosco di Bomarzo. Ottavia probabilmente ereditò dal poliedrico padre una connessione molto speciale e profonda con la natura. Questo intimo legame pervade ancora oggi il giardino di Castello Ruspoli. Un insieme di aiuole di alloro lauroceraso, viburno, timo e bosso accuratamente topiati che diventano veri e propri elementi architettonici. Danno vita a uno dei disegni autentici, perché certamente d’epoca, più incantevoli d’Italia.

Ottavia Orsini e Castello Ruspoli. La centralità del giardino nella trasformazione della fortezza medievale in Villa rinascimentale

A Ottavia Orsini vengono attribuite la sistemazione del terrapieno ottenuto con terra di riporto, la definizione di un suo primo assetto con siepi di lavanda e rosmarino e la trasformazione dell’antica fortezza medievale in splendida villa rinascimentale.

Il giardino del castello Ruspoli offre ancora oggi il tipico esempio di aiuole in uso nei giardini italiani del primo Seicento. Mantiene la struttura originaria nello spazio rettangolare suddiviso in dodici quadrati, con al centro una grande vasca. Tutto ciò simboleggia l’armoniosa fusione tra le parti vegetali, l’acqua e la pietra locale, detta piperino. C’è l’unione non solo degli elementi naturali, ma anche dei nostri cinque sensi acuiti e potenziati, proprio nel giardino.

Le dodici aiuole potrebbero rappresentare i dodici mesi dell’anno. Il viale che esse originano sembra essere allineato con il sorgere del sole nel solstizio d’estate. Il disegno stesso del giardino contiene anche riferimenti astronomici al moto del sole e all’alternarsi delle stagioni.

Ottavia Orsini e il suo giardino firmato

Ottavia Orsini firmò nel bosso le proprie iniziali, insieme a quelle dei suoi due figli maschi, Sforza e Galeazzo, e alla rosa, simbolo della casata Orsini. Permette così di datare il disegno delle aiuole con una certa precisione.

Dopo l’uccisione di Marcantonio Marescotti nel 1608 fu Ottavia Orsini ad amministrare il patrimonio di famiglia fino al 1618, quando il figlio Sforza divenne maggiorenne. Le iniziali del marito non compaiono nel giardino e ciò fa pensare che le aiuole non fossero già tracciate quando egli era ancora in vita. È dunque probabile che il giardino fu sistemato e riorganizzato tra il 1608 e il 1618, quando fu lei a occuparsi delle proprietà di Vignanello.

Quelle iniziali sono visibili ancora oggi. Il giardino non è mai stato stravolto né trascurato, ma anzi preservato e curato con rispetto, pazienza, dedizione e amorevolezza. La famiglia Ruspoli ha, infatti, tramandato nel tempo le tecniche di manutenzione e coltivazione e il risultato lo rende oggi uno degli esempi prestigiosi di giardino all’italiana. Esso conserva una dimensione intima e al contempo parla un linguaggio universale; è nutrimento per mente e spirito e veicolo di ideali altissimi come l’amore e la concordia.

Se a parlarci di Ottavia Orsini è soprattutto il suo giardino

Dopo aver visitato il Castello Ruspoli, cercando maggiori informazioni su Ottavia Orsini, non mi sono affatto stupita (ma molto dispiaciuta sì!) della difficoltà incontrata nel reperirne.

La maggior parte delle figure femminili della storia hanno, infatti, esercitato il proprio ruolo, e spesso anche il proprio potere, attraverso i ruoli familiari e parentali, all’ombra di padri e mariti e soprattutto di un forte pregiudizio. Affatto trascurabile è anche un altro aspetto: che siano stati in buona parte gli uomini, gli storici maschi a raccontare e narrare le donne. È anche per questo che, salvo rare e celebri eccezioni, moltissime siano avvolte e inghiottite da uno spesso buio che non ci ha permesso, né ancora ci consente, di conoscerle a fondo, di comprenderle davvero.

In questo, il giardino di Ottavia Orsini ci viene in soccorso diventando uno strumento ancora più prezioso, una sorta di sua carta d’identità, di mappatura genetica. È, infatti, visitando, conoscendo e sperimentando il suo giardino, che possiamo comprendere meglio e più intimamente anche lei.

E tu, Ape Furibonda, avevi mai sentito parlare di Ottavia Orsini e del suo giardino? Se ti interessa scoprire un altro entusiasmante e simbolico giardino leggi anche l’articolo sul Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle.

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