Niki de Saint-Phalle

Niki de Saint Phalle e il Giardino dei Tarocchi

La libertà, l’arte come salvezza dal male, la poetica dello spazio
di Valentina Evangelista

Anni Sessanta. Una giovane artista si impone con determinazione ed estro nel mondo dell’arte. Rompe gli schemi di una tradizione che relegava la donna ai margini della scena artistica. In una galleria parigina, questa giovane artista consegna ai visitatori una carabina per sparare colpi contro rilievi scultorei. Sono creati su griglie metalliche sulle quali sono applicati sacchetti colmi di colore e di cibo, poi ricoperti da uno strato di intonaco. La performance artistica si intitola Tirs/shooting paintings. Si tratta di originali e terapeutiche sparatorie di pittura: far esplodere e liberare sulla superficie colori, spaghetti, sugo, uova. La giovane artista si chiama Niki de Saint-Phalle.

Niki de Saint-Phalle e l’energia vitale delle Nanas

Curiosa, poliedrica, irrequieta, tormentata, provocatrice, visionaria. Niki de Saint-Phalle sperimenta, attraverso la sua arte, molteplici esistenze e ogni genere creativo, abolendo la gerarchia tra le arti stesse. La sua energia vitale si esprime nella pittura, nella moda, nella fotografia, nell’architettura, nella musica, nel teatro e nella poesia. In una ricerca instancabile e quasi bulimica della conoscenza di sé stessa e del proprio mondo interiore.

L’arte di Niki, declinata in molteplici forme, è fortemente provocatoria, politicizzata, socialmente impegnata. Propone una visione progressista della vita in cui le donne sono protagoniste assolute, eroine vitali, forti, allegre e libere. Le sue Nanas (ragazze in francese), sono sculture femminili dalle forme generose e dai colori sgargianti. Sono simbolo di allegria e vitalità e di opposizione all’ideale estetico imperante e alle discriminazioni di genere.

Le Nanas simboleggiano per me le donne libere, sicure di sé: sono donne che hanno conquistato il loro potere… ma anche il lato femminile di ognuno di noi, donna o uomo.

Però attraverso la realizzazione di queste enormi opere, Niki scopre per la prima volta la scultura su scala monumentale. La regina di tutte le sue Nanas è Hon/Elle, un’opera pubblica colossale. È una donna incinta lunga ventotto metri, alta sei e larga nove. I visitatori, come tanti piccoli spermatozoi, possono accedere dalla vagina. Uno dei due seni ospita un planetario, l’altro un bar che conduce a un cinema e a un’esposizione di quadri falsi.

Nella sua costruzione mi sentii una strega medievale

Questo dice Niki ricordando le fasi di assemblaggio dell’opera gigante. Settimane di incessante lavoro con l’utilizzo di enormi pentoloni per bollire maleodorante colla di pelle coniglio e metri di tessuto mescolati. Poi, furono applicati sulla rete metallica che costituiva lo scheletro di Hon/Helle. A essa seguono molte altre sculture monumentali (nanas, madri divoratrici, prostitute, streghe, mostri e creature fantastiche).

Niki de Saint-Phalle: eterotopia e poetica dello spazio

Esponente dell’Art brut, termine coniato dall’artista e suo fondatore Jean Dubuffet nel 1946, che è l’arte spontanea e senza pretese culturali dei folli, dei bambini, degli outsider, Niki de Saint-Phalle viene ispirata da quelle che, nel mondo anglosassone, vengono chiamate “Visionary environments”. Sono ricostruzioni ambientali di autentici mondi interiori, accumulazioni di carattere ambientale, architetture fantastiche collocate, il più delle volte, nelle case o nei giardini dei propri esecutori che, nella maggior parte dei casi, sono creatori marginali e autodidatti.

Potentissime rivelazioni, per Niki, sono il Parc Güell di Antonio Gaudí a Barcellona, il Palazzo Ideale del postino Cheval ad Hauterives, le Watts Towers di Simon Rodia a Los Angeles. Tutte opere pubbliche che, attraverso l’assemblaggio di materiali di recupero, spostano il confine artistico verso un orizzonte materico trasformando l’ordinario in straordinario. Spogliano gli oggetti del loro ruolo puramente decorativo, in una pratica, quasi alchemica, capace di trasmutare il piombo nero della quotidianità in oro luminescente.

Il Giardino dei Tarocchi. Punti interrogativi, viaggio iniziatico, salvezza

Niki de Saint-Phalle, nell’arco della sua esistenza produce circa 3.500 opere, un numero davvero  impressionante che racconta molto della sua passione divorante e del suo rapporto con l’arte, perché, per lei, l’arte fu ragione di vita e salvezza dal male e dalla brutalità.

La sua opera più significativa e d’impatto è il Giardino dei Tarocchi a Garavicchio, vicino Capalbio, nella Maremma toscana. L’imponente e visionaria installazione scultorea è una rivisitazione fantastica della tradizione cinquecentesca dei giardini mostruosi. Il più celebre è il Sacro Bosco di Bomarzo  scaturito dalla vivace mente di Vicino Orsini. Il giardino di Niki de Saint-Phalle, che lei sempre definisce “il grande progetto della mia vita”, è l’esempio di come l’arte possa alterare la percezione della realtà ed essere profondamente trasformativa.

Le sculture multicolori

Dedicato ai ventidue Arcani Maggiori dei Tarocchi, questo spazio di circa due ettari che fonde arte e natura e che scardina ogni regola, è un’opera d’arte pubblica, nata dalla volontà di riportare la gioia nella nostra vita. Complessivamente il Giardino ospita ventidue sculture multicolori alte fino a quindici metri, visitabili e abitabili, con le quali è possibile, anzi auspicabile, interagire come bambini affamati di risposte che, forse, non si troveranno mai.

Avete accettato ciò che vi era stato trasmesso dai vostri genitori: la religione, i ruoli maschili e femminili, le idee sulla società e la sicurezza. Invece io passerò la vita a farmi domande, mi innamorerò del punto interrogativo.

La costruzione del Giardino dei Tarocchi richiede ben diciassette anni di lavoro. E per molti di questi Niki de Saint-Phalle vive al suo interno, per esattezza dentro l’Imperatrice, Arcano Maggiore che simboleggia la forza creatrice della natura. Essa domina il complesso monumentale ed è ricoperta di mosaico multicolore e completamente rivestita, all’interno, di milioni di frammenti di specchio che rimandano di continuo all’artista l’immagine scomposta, divisa e contraddittoria di sé stessa.

Nel suo testamento, Niki de Saint-Phalle esprime una volontà molto importante, ancora osservata con rispetto dalla Fondazione a lei intitolata: nel suo giardino non dovranno mai essere ammesse le visite guidate. Questo rappresenta l’aspetto più cruciale e interessante della sua opera: gli Arcani Maggiori devono potersi confidare con ognuno di noi in totale libertà e senza alcun filtro o mediazione. I tarocchi, infatti, in questo luogo non hanno funzione divinatoria, né sono interpretati come strumenti di lettura del presente o del futuro, ma come simboli che possano accompagnarci, e non guidarci, nel viaggio all’interno del nostro animo, della nostra interiorità.

Se questo luogo ti ha affascinata leggi L’incantesimo dei luoghi. Piccole fughe verso l’ignoto (Ediciclo editore).

E tu, Ape furibonda, conoscevi Niki de Saint-Phalle e il suo Giardino dei Tarocchi? Se questo articolo ti è piaciuto leggi anche Shirley Jackson. Se fossimo proprio noi, l’interruzione?

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