Scanno

Scanno: colori e profumi d’Abruzzo

Di Scanno, borgo incantato nel Parco Nazionale d’Abruzzo, sembra sia stato già immortalato, con le parole e con l’obiettivo, tutto il possibile. Eppure, agli occhi più attenti, riesce a regalare nuove prospettive.

Sei pronta per questo slow reportage?


Nella suggestiva Scanno chiunque può trovare la sua dimensione: i romantici, le famiglie e gli amanti del bello. La prima sensazione è quella di sentirsi sempre parte di un quadro. Partendo dalle sponde del suo lago, a forma di cuore, dominato dalla lussureggiante vegetazione circostante.

Le acque verdi del lago di Scanno

Il lago di Scanno è balneabile: lo possiamo attraversare a nuoto, in canoa, in pedalò. La chiesetta della Madonna del Lago si specchia nelle acque verdi. Non è difficile imbattersi in qualche cervo che placidamente si bagna nel lago, senza dimostrarsi disturbato dalla presenza di visitatori.

Lago di Scanno
Lago di Scanno
Il centro storico di Scanno: dagli archi ai palazzi padronali

Poi saliamo verso il centro storico di questo borgo, tra i più belli d’Italia, il cui nome deriverebbe dal latino scamnum, proprio per la sua posizione, a 1055 metri di altitudine, su uno sperone roccioso a forma di sgabello. Non c’è un itinerario preciso per visitare il cuore medievale di Scanno che ha mantenuto intatta la genuinità delle proprie radici. Lasciarsi guidare dalla curiosità è il modo migliore per scoprire le sue viuzze, gli archi che si affacciano sul verde della Valle del Sagittario, i palazzi padronali e i portali decorati, gli angoli fioriti, le botteghe che espongono l’artigianato orafo e l’arte del ricamo.
E così gli abitanti seduti sull’uscio delle case chiacchierano fra di loro prima della siesta pomeridiana. Tutto sembra riportarci indietro nel tempo, agli scatti di Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli, Henri Cartier-Bresson che hanno reso Scanno la città dei fotografi.

Liliana Rosati e le donne di Scanno: Api furibonde del nostro slow reportage

In un vicolo, la foto in bianco e nero di una giovane donna, vestita con il costume tipico di Scanno, cattura la nostra attenzione. Ci dicono: una delle più belle ragazze del borgo.

Eccola…l’Ape furibonda protagonista del nostro racconto. È Liliana Rosati che con suo marito Silvio, ha tramandato le ricette e i sapori dei biscotti della transumanza. Ne parla suo nipote, mentre ci avvolge un profumo di dolci, di mandorle, di cioccolato e di anice. La foto della nonna è all’esterno della loro biscotteria di famiglia.
Le Api furibonde di Scanno sono tutte quelle donne, oggi anche ultraottantenni, che continuano a indossare il costume femminile di un tempo. I ricami e i monili preziosi hanno sfidato il clima impervio della montagna e la posizione geografica che mal si prestava ai contatti con l’esterno.

Quell’abito è un baluardo di tradizioni e di creatività femminile, di autonomia dalle influenze esterne di ogni epoca. I vezzi femminili si sono susseguiti negli anni. La caparbietà nel ricercare la bellezza ha preservato i ricordi.

Ci portiamo questo bagaglio di immagini, di colori, di profumi da Scanno, mentre la guardiamo un’ultima volta in lontananza, prima di andare via.

Panoramica di Scanno

E tu, Ape furibonda, hai visitato Scanno?

Se ti interessano altri slow reportage leggi l’articolo Colobraro e magia: che cosa non perdersi nel borgo lucano , se vuoi suggerirci nuovi luoghi con le loro Api furibonde, scrivici!

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