Roberta Sale

Roberta Sale ed “Un filo nel vento”: venti storie di donne

di Mariapaola De Santis

In un mondo in cui le storie delle donne si perdono spesso nel frastuono della quotidianità, c’è un filo sottile, impercettibile, che danza nel vento, intrecciando le vite di coloro che lo sfiorano.  Roberta Sale è una docente dalla penna sensibile. Ha tessuto insieme venti storie, raccordando il passato e il presente in un unico filo narrativo. Un filo rosso che collega la fragilità dell’animo umano alla potenza della guarigione, le strade tortuose di una rinascita interiore. Donne leggendarie e contemporanee, tutte unite dal comune denominatore della fragilità e della ricerca di sé. Un filo nel vento – Storie di donne (edito da Ilisso) non è solo un progetto editoriale sperimentale, è un viaggio attraverso le pieghe dell’anima femminile.

Queste storie non sono semplici racconti, sono ritratti vividi di resilienza e trasformazione. Da figure mitiche della letteratura occidentale a donne del nostro tempo, ogni pagina riflette la complessità e la bellezza dell’esperienza femminile.

Un filo nel vento non è solo un libro, è un cammino di trasformazione, consapevole che il filo della nostra forza interiore è più resistente di qualsiasi folata di vento.

Un filo nel vento è un progetto corale al femminile che nasce dall’esigenza di guarire attraverso un cerchio di storie dal valore simbolico ed eterno che parlassero di dolore ma anche di rinascita e consapevolezza.
Giunta ad un momento di particolare fragilità, ho sentito forte l’urgenza di radunare attorno a me le eroine dei miti e delle opere letterarie che racconto ogni giorno ai miei ragazzi a scuola (sono un’insegnante di lettere al liceo), e che nel tempo sono diventate per me come delle amiche e delle sorelle, affinché mi lasciassero il filo della loro testimonianza, come in un cerchio di tessitura collettiva, e mi insegnassero le vie della salvezza interiore.
Il filo a cui il titolo allude è dunque metafora di resistenza: è il filo che le donne tessono da sempre nel rito simbolico del telaio, soprattutto le donne sapienti della mia Isola, in un gesto di cura e silenzio che le aiuta a sopportare le tempeste e la solitudine; è il filo oro dell’arte kintsugi che ricuce i lembi delle ferite in cicatrici che piano piano guariscono e ci rendono paesaggi ruvidi ma proprio per questo ancora più preziosi e speciali.

Roberta Sale, in un Filo nel vento dà voce a donne del mito, ma anche a donne realmente esistite. Donne che provengono dai libri e donne che sono icone di arte.

Sono donne del mito e della tradizione letteraria occidentale, ma anche reali e fisiche.
Ciò che le accomuna è una relazione squilibrata col maschile (nell’incontro d’amore ma anche nell’accettazione di se stesse) che le porta dunque a soffrire e consumarsi, ad essere fraintese o idealizzate, fino a perdersi per poi trovare la via della ricomposizione interiore, che passa dal centro.
Le prime donne di questo libro vengono dal mito greco e latino, dal tempo dei naviganti e della guerra, in cui le donne sono soccorritrici e vittime (Arianna, Medea, Dafne, Euridice, Ifigenia, Elena, Cassandra, Penelope, Antigone, Didone), poi vi sono donne cantate dai grandi poeti della letteratura moderna (Beatrice, Angelica, Clorinda, Erminia, Armida, Lucia, Butterfly), poi vi sono due donne realmente esistite in epoca contemporanea, icone di arte solitaria e profondità (Maria Callas e Grazia Deledda), ed infine un’eroina di nostri giorni, Guendalina, una ragazza in cui ho riversato parte di me stessa.

La storia di Roberta è quella conclusiva. Quasi a voler chiudere il cerchio di una narrazione. Una narrazione in cui ciascuna donna può identificarsi.

Guendalina arriva alla fine come ventesima eroina, quasi a chiudere il cerchio di condivisione e prendere il filo per ultima tra le sue dita, ricevendone così la necessaria e benedetta lezione. È una ragazza come tante, una giovane professoressa che viaggia in cerca di se stessa, si consuma in amori apparenti, passa attraverso la perdita e il vuoto più doloroso, imparando lentamente a volersi bene e vivere con fiducia. È anche una creatura magica, una strega dall’anima antica, divisa a metà, che rivisita alcune figure leggendarie della nostra Isola. Come scrivo nel blog che accompagna questo progetto:
Guendalina è tutte noi, è la nostra parte fragile e delicata e quella libera e selvaggia, la nostra capacità di amare e avere la pazienza di attendere, la nostra forza guerriera che si rialza sempre e ricomincia dall’ultima ferita, come una preziosa cucitura ricamata a filo oro nella trama dell’esistere, è la nostra dolcezza materna che si prende cura e accoglie nel nido caldo, è la nostra anima fiera e indipendente che vola via appena comprende che non è amore, che non è cielo condiviso e bellezza profonda… Guendalina è il nostro cuore e le nostre ali, che si tessono ancora, oltre ogni strappo, più forti e gentili
(Guendalina ~ Un filo nel vento)
Una pubblicazione sperimentale

Roberta Sale ha definito Un filo nel vento, una pubblicazione sperimentale perché al suo interno, dalle illustrazioni alle parole, scandaglia più linguaggi espressivi, più interpretazioni visive.

La parte forse più intensa ed emozionante di questo progetto, ideato insieme all’Editrice Vanna Fois della Ilisso Edizioni di Nuoro, che lo ha accolto e fatto nascere con la sua cura, è stata proprio la commistione di linguaggi espressivi: abbiamo affidato l’illustrazione di ciascuna eroina ad un’artista diversa, 20 eroine per 20 illustratrici, ed è stato bellissimo che ognuna interpretasse il personaggio che le era stato affidato con una tecnica diversa e secondo il proprio stile, così da creare un caleidoscopio di figure tutte meravigliose che rendono questo libro anche un’opera d’arte figurativa preziosa, da sfogliare e guardare, oltre che leggere.
Un filo nel vento: Roberta Sale e la chiamata alle arti

Un filo nel vento è stata una vera e propria chiamata alle arti: 20 artiste sarde. Ciascuna ha illustrato una storia, ciascuna ha trasferito la propria storia, il proprio essere, la propria visione.

Così il nostro cerchio simbolico è come se si fosse generato realmente, insieme alle artiste (Lilliana Comes, Giorgia Atzeni, Pia Valentinis, Nicoletta Calvo, Berenice La Ruche, Maria Francesca Melis, Kiki Skipi, Alessandra Murgia, Sara Bachmann, Valentina Fadda, Annalisa Salis, Claudia Piras, Daniela Demurtas, Daniela Spoto, Daniela Cella Fiabolarte, Viola Vistosu Villani, Silvia Maxia, La Fille Bertha, Barbara Pala, Sebastiana Mesina), e insieme all’Editrice e a Roberta Papandrea, che ha scritto la prefazione, abbiamo realizzato una tessitura potente in cui ciascuna ha messo parte della propria storia e del proprio essere.
20 artiste legate alla Sardegna (tutte tranne una, Lilliana Comes, partenopea e legata comunque alle isole mediterranee), più un illustratore, Simone Loi, che insieme all’autore della postfazione, Enrico Pinna, è stato ammesso a far parte del nostro cerchio come rappresentanti di un mondo maschile profondo e gentile che vorremmo disegnare come possibile accanto a quello femminile per una nuova via di riparazione e salvezza collettiva del mondo.

Il progetto ha avuto un riscontro inaspettato oltre la terra sarda in cui è nato: attraversa il mare. Fra mostre e presentazioni Roberta è riuscita e riesce a creare una connessione emotiva con il pubblico. Sembra impossibile restare indifferenti.

Questo progetto è nato nell’estate del 2022 e da allora il filo non si è più fermato, si è mosso nel vento percorrendo le vie dell’Isola ma anche attraversando il mare (finora il Salone di Torino e Milano): è stato un cammino pieno di emozioni, numerose autorevoli interpretazioni critiche e presentazioni in cui ho dialogato con tante persone meravigliose e in cui le mie parole sono state più volte accompagnate anche dalla nostra mostra itinerante delle illustrazioni, allestita dalle curatrici Chiara Manca e Roberta Vanali, e, nell’ultima veste, da Stefano Resmini, co-tessitore di questo viaggio.
La scrittura per superare un dolore

La scrittura ha aiutato Roberta Sale a superare un dolore, è stata terapeutica, catartica. Non solo per lei, ma anche per le donne che hanno assistito alle sue presentazioni. Una inaspettata alchimia. Un “viaggio di guarigione” per lei e per le persone che ha incontrato.

Devo moltissimo a questo libro e a questo progetto. Scrivere è stato per me un processo di meditazione interiore e di guarigione: dando voce lirica alle mie eroine, in un certo senso restituendo loro la voce negata per troppo tempo, provando a indossare i loro occhi e il loro cuore, mi sono addentrata profondamente dentro me stessa, fino a comprendere la radice della mia sofferenza, fino a comprendere soprattutto il messaggio essenziale che ho voluto condividere anche con le tante lettrici: che siamo intere e perfette così come siamo, che solo coltivando la nostra luce e radicandoci nel nostro centro saremo capaci di amare in modo fecondo, che l’amore vero non si accompagna mai al dolore e al vuoto, che il femminile e il maschile sono due dimensioni trasversali che ogni persona ha dentro e che possono incontrarsi in modo armonico e intenso così da generare davvero la vita e la bellezza.

Sono diverse le declinazioni di questo progetto, raggiungendo persino i sapori con un menù dedicato e cene letterarie.

Un filo nel vento nasce come progetto sperimentale che vuole intrecciare più linguaggi espressivi. Così dalla scrittura e dall’immagine, abbiamo allargato il cerchio anche ad altre possibili sperimentazioni, una delle quali è proprio la cena letteraria: studiando i luoghi di provenienza delle mie eroine, tutte legate al cerchio del Mediterraneo, mi sono chiesta quali fossero i piatti che maggiormente le rappresentavano e così è nato un menù ideale che sta trovando interpretazione reale e personale nell’arte culinaria di alcuni luoghi magici della nostra Isola.

Non ci sono stati guadagni. Il ricavato delle vendite viene riutilizzato per ulteriori fasi di questo progetto per cui non è stata ancora scritta la parola “fine”, ma che potrebbe trovare, in futuro, nuove strade e nuove evoluzioni.

Il senso del progetto era proprio quello di creare insieme e disegnare scenari possibili, senza limiti di tempo e di spazio, in un flusso continuo che si espandesse nel vento e che soprattutto fosse viaggio terapeutico e collettivo. Da qui è nata anche l’idea di scrivere il blog (Un filo nel vento – Storie di donne ~ Dall’autrice Roberta Sale), che è sempre in divenire e che vorrebbe rivolgersi anche ai lettori perché lasciassero una testimonianza e continuassero a tessere il filo. Il ricavato di questo libro è destinato ad altre possibili fasi successive del progetto, che sogniamo di riuscire a realizzare, coniugando altre arti espressive.

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