Daniela Baldassarra

Daniela Baldassarra racconta le donne, la resilienza e la capacità di rinascita

Daniela Baldassarra ci racconta le donne, lo fa con carisma, con ecletticità, con ironia. “Abbraccia con leggerezza” il suo pubblico, ma allo stesso tempo lo fa riflettere, scandaglia l’universo femminile. Nel 2012 l’associazione Giraffa Onlus, su una sua idea, ha proposto l’istituzione della Giornata delle Solitudini, accolta dalla Regione Puglia e fissata il 25 settembre. Scrittrice, attrice, drammaturga, monologhista, è vincitrice di premi nazionali ed internazionali. Dal premio Sciacca nel 2010, ai premi intitolati a Pier Paolo Pasolini nel 2020 e ad Andrea Camilleri nel febbraio 2021, fino alla premiazione in Campidoglio per l’impegno sociale delle sue opere (luglio 2021).

Quando hai capito che la scrittura e il teatro avrebbero accompagnato la tua vita?

Quando ho incontrato a Parigi nel lontano 2002 Jean Jacques Varoujean, un autore francese di origine armena, un drammaturgo che mi ha insegnato il concetto di teatro impegnato, di teatro sociale. Ha raccontato il genocidio armeno in tutte le sue opere. A quel tempo volevo fare la giornalista, ero giovanissima. Quando ho conosciuto lui, ho compreso esattamente cosa volevo fare. Da quel momento anche la mia scrittura ha assunto un carattere completamente diverso, cioè molto più tesa verso le problematiche sociali. Una caratteristica che è maturata e che è rimasta sempre in quello che faccio.

Gli esordi di Daniela Baldassarra

Qual è stata la tua opera di esordio e come la definiresti?
La mia opera d’esordio, nel 2005, è “Un uomo, una storia”. Partivo dall’incontro con Varoujean per poi raccontare il dramma del genocidio armeno: il primo grande genocidio dell’era contemporanea, prima della shoah, con un milione e mezzo di armeni sterminati all’inizio del ‘900. Un dramma poco conosciuto a livello internazionale. Per quanto riguarda il teatro, invece, la mia opera d’esordio è stata “Cliché” una commedia messa in scena, a Roma, nel 2010, a Villa Torlonia. In quella circostanza io sono stata solo drammaturga, né regista, né attrice. Però a guardare degli attori professionisti che si muovevano sulla scena guidati da un mio testo, ho capito chiaramente cosa volevo fare. Poi ci sono stati altri esperimenti a livello teatrale. Mi sono centrata precisamente nel 2014 quando ho debuttato con il mio primo monologo comico. “Zero a zero” ha inaugurato la mia seconda vita personale e la mia vita artistica che, diciamo, si è differenziata molto da quegli anni di sperimentazione in cui non mi riconosco più.

Le donne e gli uomini nelle opere di Daniela Baldassarra

Chi sono le donne che popolano i monologhi, i tuoi testi?
Le donne che popolano i miei spettacoli sono donne assolutamente comuni, donne in cui noi ci riconosciamo, donne che incontriamo tutti i giorni. Sono le nostre amiche, le nostre sorelle, le nostre mamme. Anche per la scelta stilistica che io ho fatto, con notevoli contestazioni all’inizio, di non parlare con la dizione, volevo assolutamente abbattere tutte le distanze tra le protagoniste dei miei spettacoli e il pubblico. La dizione perfetta già tanti anni fa la trovavo molto finta e molto vecchia come scelta. A livello di contenuti, invece, ho sempre voluto raccontare storie di donne normali, non donne che hanno fatto qualcosa di straordinario secondo l’immaginario comune. Donne che riuscivano a fare cose straordinarie nelle loro vite ordinarie. Racconto la resilienza, la capacità di rinascita, il coraggio di rialzarsi dopo le cadute.

E gli uomini che ruolo hanno?

Sembrerebbero avere un ruolo di contorno, macchiettistico, ma sono altrettanto centrali. Volendo raccontare le dinamiche di genere, la guerra dei sessi, le dinamiche che conducono ad episodi di violenza, non potrei non raccontare anche gli uomini. Metto in scena gag comiche, ironiche che sembrano mettere alla berlina gli uomini: è solo uno strumento che ho scelto di usare per avvicinare al teatro anche e soprattutto gli uomini e i ragazzi. I giovani si approcciano a tematiche impegnate molto più facilmente attraverso la comicità. Quando ho iniziato a parlare di violenza con un linguaggio drammatico, a teatro venivano solo le donne già sensibili all’argomento. A quel punto ho riflettuto: parlare di violenza sulle donne o di tematiche relative al mondo femminile solo tra donne non ha molto senso. Ho cercato un modo per coinvolgere anche gli uomini e la comicità è stata uno strumento fondamentale che ha proprio fatto la differenza.

Daniela Baldassarra: dai racconti al teatro

Dal teatro ai racconti. Due espressioni, due percorsi paralleli del tuo sentire. Ce ne parli?

Soprattutto dai racconti al teatro. Le mie prime esperienze di scrittura sono state di prosa, il teatro è arrivato parecchi anni dopo. Ho due anime perché i miei racconti sono estremamente intimisti e drammatici (se vogliamo usare un termine nazionalpopolare), molto riflessivi. Invece per quanto riguarda il teatro uso un linguaggio brillante, comico, irriverente, sfrontato. Quindi è come se io fossi scissa in due. Spesso le persone che mi conoscono come autrice teatrale, monologhista e poi leggono i racconti restano stupiti, quasi non mi riconoscono. Sono due forme artistiche che io ho proprio scisso e non si sono contaminate tra di loro. I racconti sono quasi un sospiro dell’anima, un diario segreto. Il teatro è proprio un dono che io ho voluto fare agli altri. Uno slancio. Mi era chiaro che gli altri vanno abbracciati con quanta più leggerezza possibile

Daniela Baldassarra in equilibrio fra tematiche sociali e comicità

Come sei riuscita a trovare un equilibrio fra tematiche sociali (violenza sulle donne, solitudini) e comicità?

Una bellissima domanda…quasi non so rispondere. Coniugare temi sociali e comicità è la mia cifra che tutti riconoscono e per la quale mi cercano, soprattutto per per le scuole. Quasi nessuno lo fa. All’inizio qualcuno ha storto anche un po’ il naso perché era un’operazione ad altissimo rischio. Parlando di stupro, di violenza, con la comicità, lo scivolone è dietro l’angolo e l’incidente diplomatico cammina con te. Fortunatamente sono riuscita a sfondare questo muro di incertezza e di diffidenza iniziale. Devo dire che il pubblico ha accolto la valenza di questa operazione. È stato un percorso che ho maturato in silenzio e senza cercarlo dopo la sperimentazione del linguaggio drammatico. E poi…vogliamo dire che c’è stata anche un po’ di fortuna, nel senso che mi è riuscita questa operazione? Io penso di no. Facendo teatro sono arrivata al 2014 con nuove consapevolezze e di lì c’è stato un nuovo inizio.

Da Daniela Baldassarra a tutte le Api furibonde

Che cosa diresti alle donne che ancora non riescono a raggiungere la propria indipendenza e la realizzazione professionale che tanto desiderano?

Per quanto riguarda l’indipendenza economica, vorrei dire a tutte le donne che è fondamentale nella vita. Spesso la dipendenza economica crea problemi anche nella separazione da un marito. Una donna ovviamente si chiede, senza un reddito, come fare a dare tutto ciò di cui hanno bisogno i suoi figli. Dubbi legittimi. Paure legittime. Per quanto riguarda invece la realizzazione professionale posso parlare della mia esperienza. Fino a qualche anno fa, quando lasciai un lavoro certo per scommettere sul teatro, quasi tutti mi chiedevano: «Ma tu ce l’hai un piano B»? Questa domanda arrivava da tutti i fronti. Mi atterriva perché mi faceva capire che forse avevo scelto una strada che agli occhi di molti non era percorribile e che io ero spinta solo da un sogno, da un desiderio. A distanza di tanti anni, sempre parlando esclusivamente della mia esperienza, posso dire che per fortuna avevo solo il piano A. Io dico a tutte di spingere sui propri sogni e sui propri desideri, finché c’è un riscontro reale da un punto di vista lavorativo. Seguite i vostri sogni, ma non incaponitevi nel momento in cui non riescono a realizzarsi, altrimenti poi prende il sopravvento il senso di frustrazione e non ne vale più la pena.

Hai domande o commenti? Scrivici!