Chiara Gamberale

Lettera aperta a Chiara Gamberale

di Feliciana Zuccaro

Cara Chiara Gamberale, e cara me, che scrivo a Chiara.

Che bello vedermi qui, su questa tastiera, a digitare per scrivere a lei, anzi a te, Chiara.

Ti do del tu, se non ti dispiace, perché ti sento vicina più di quanto potresti credere.

Quanto mi sei cara Chiara, ma tu non lo sai. Non lo sai perché, nonostante io ti abbia scritto diverse volte tramite social e ogni volta tu mi hai sempre risposto con tutta la gentilezza e l’affetto che ti contraddistinguono. Non credo di averti mai detto ciò che sto per dirti ora.

Tu Chiara sei stata la prima scrittrice che ho rincorso, la prima per cui ho preparato una serie di domande per un’intervista a cui, purtroppo poi non ho potuto dare seguito.

Mi spiego meglio.

Era il 2002. Ero una studentessa universitaria all’epoca ed era appena uscito il tuo ultimo romanzo Arrivano i pagliacci.

Ammetto che all’epoca non conoscevo nulla di te, ma scrivevo articoli per il giornale studentesco della mia università e mi era stato chiesto, dal caporedattore, di partecipare alla presentazione del tuo romanzo che sarebbe avvenuta di lì a poco in una libreria della città dove vivevo, Matera. Non ci pensai due volte. Corsi in libreria ad acquistare il tuo romanzo, mi misi a leggerlo e SBAM… Mi innamorai seduta stante del tuo stile di scrittura. Buttai giù le domande da farti ed ero emozionatissima all’idea di intervistare per la prima volta un’autrice già nota e che scriveva per case editrici molto conosciute. Ma il mio entusiasmo fu smorzato immediatamente. L’evento non ci fu e l’intervista saltò. Rimasi con un pugno di mosche nella mano, ma con la certezza che mi era appena sbocciato un amore smisurato per i tuoi romanzi.

Chiara Gamberale e Feliciana Zuccaro
Leggere i tuoi romanzi per conoscerti meglio

E così mi misi a leggere tutti gli altri libri che avevi scritto in precedenza e continuai a seguirti negli anni a venire, leggendo anche quelli scritti dopo. Ti seguivo anche nelle interviste che ti facevano, e nel programma che tenevi su Radio2 intitolato Io, Chiara e l’oscuro. Ho persino partecipato a diverse altre presentazioni fatte negli anni a venire, e ti ho raggiunto con tutti i tuoi libri per avere una dedica su ognuno di essi. Non ti sei sottratta a quel mio scherzetto!

Dei tuoi libri, i due che maggiormente mi hanno segnata sono Vita sottile e La zona cieca. Il primo è stato il libro del tuo esordio, che per chi non lo sa risale al 1999, ed è una vera e propria autobiografia senza veli, una sorta di apertura al mondo dopo la grande sofferenza vissuta con l’anoressia nel periodo adolescenziale.  Il secondo, invece, è il libro che ha segnato più di tutti il tuo percorso letterario, o così amo definirlo io, “la svolta di Chiara”, perché credo che da lì tu abbia avuto il vero riconoscimento.

Ma facciamo un salto nella tua vita

Nella tua vita, sia quella privata che professionale, ci voglio entrare in punta di piedi, innanzitutto dicendo che hai scritto ben sedici libri e che in ognuno di questi c’è un pezzetto di Chiara Gamberale.

Feliciana, grazie per tutto il bene, per come mi hai con-sentita e per lo sguardo. GRAZIE. Sai, in tutti i miei libri, inevitabilmente, abita una parte di quella che sono, di quella che sono stata. Per me non c’è mai stato un confine netto tra la vita che vivo e quello che invento, anzi, ogni volta avviene una fusione di cui io stessa mi sorprendo e che, per prima, fatico a ricomporre. Perfino in Nonno Carbone, il personaggio del mio libro per bambini “Tutti i colori della Vita” ci sono pezzetti sparsi di me. Desideri e paure. Per cui ecco, per rispondere alla tua domanda direi che tutta la Chiara che sono si trova ovunque e da nessuna parte.

Ora, per chi non ti conoscesse, preciso che hai da sempre questa straordinaria capacità di coniare delle parole tue, tutte nuove. Sentire quella parola che hai scritto per ringraziarmi di averti con-SENTITO, mi ricorda che hai sempre avuto un amore smisurato per le parole, con cui ci giochi tantissimo. E allora mi viene innanzitutto voglia di dire a chi ci legge che hai giocato anche con il nome che hai scelto per la tua bambina. L’hai chiamata vita. Un nome semplice, piccolo, breve e leggero, ma che ha un significato enorme. Lo hai fatto consapevolmente, con l’intento di dare un valore al nome che avrebbe portato addosso per sempre. E con la nascita sua nascita, da tua lettrice, ho avuto la sensazione che, tra i tuoi libri, ci sia un prima e un dopo vita.

A cambiare sono state le mie abitudini. Prima di diventare madre scrivevo su un’isola, fuori stagione, silenziavo la vita e mi trasferivo dove l’unico rumore sarebbe stato quello delle mie parole. Adesso recupero spazi appena posso, soprattutto la sera, quando mia figlia va a dormire.
Le isole

L’isola è ricorrente nei tuoi scritti. E’ presente nel titolo del romanzo L’isola dell’abbandono, ma metaforicamente lo è anche nel libro Per dieci minuti, romanzo pubblicato la primissima volta a novembre del 2013, dieci anni fa e lì ci raccontavi l’isola in cui ci si può rifugiare quando si ha paura del cambiamento e l’isola in cui si smette di avere paura, giocando, che ne so, per dieci minuti al giorno facendo cose mai fatte prima. È di questi giorni l’uscita del film “Dieci minuti” per la regia di Maria Sole Tognazzi, ispirato proprio a questo tuo romanzo. Avendolo visto, si nota immediatamente che la protagonista ha un nome differente da quella del libro.

La regista fin dal principio ha desiderato che il mio libro diventasse un suo film che al libro è solo liberamente ispirato: quindi “quella” Chiara è la Chiara di Maria Sole. Non a caso, fra l’altro, il nome della protagonista, nella trasposizione cinematografica, diventa Bianca…E ha la faccia e gli umori di Barbara Ronchi che adoro.

Ma Chiara Gamberale, come ho già ampiamente anticipato, è anche quella de La vita sottile. Chi legge i tuoi libri sa che è un libro autobiografico scritto da giovanissima, argomento principale “l’anoressia”. Un libro che ti appartiene. Ma non tutti possono sapere quanto ti ha segnato vivere quella esperienza. Ci saranno sicuramente delle parole da dire a chi sta vivendo questa patologia in questo momento.

Penso che una patologia come questa ti resta incollata addosso per sempre, anche se cerchi di sfuggirle ti insegue: sta lì, ogni tanto ci devi fare i conti. L’importante è esserne consapevoli e provare a curarne la parte più tossica. Farsi aiutare.
Giocare con le parole

Come sempre hai la capacità di farti trasparente e lasciare che gli altri ti esplorino dentro, trovando le parole giuste. Dire come stanno le cose, che “questa patologia ti resta incollata addosso” è il gesto di coraggio più grande. E ammetto che ho sempre apprezzato questo tuo coraggio di dire come stanno le cose nella tua vita. Come ho sempre apprezzato la presenza costante nella tua vita privata, e poi trasportata nei tuoi libri più significativi, de l’”Arca senza Noè”. Metaforicamente una imbarcazione che da anni ti trasporta da un’isola ad un’altra (ecco, ritornano le isole).

L’Arca sono i miei amici, persone come me, fondamentalmente smarrite e slegate, con cui negli anni abbiamo formato istintivamente una vera e propria famiglia. Animali sempre in bilico fra la vita quella vera e quella immaginata, fra l’adesso e il troppo tardi. Alcuni di loro erano con me anche in ospedale, quando ho partorito mia figlia. Sono il mio rifugio, il nostro rifugio.

Questo tuo creare nomi così belli come “l’Arca senza Noè” per parlare di cose reali come un gruppo di amici, mi ha sempre affascinata. L’ho già detto. E mi vengono in mente anche certi tuoi progetti che ti appartengono anche nel “nome” che gli hai affidato. Ci sono due progetti in particolare che ti smuovono dentro già da un po’ di tempo, ovvero Gli Slegati e Procida Racconta e poi CreaVità, partito da pochissimi anni.

Sono legata visceralmente a tutti e tre i progetti che, a ben guardare, si tengono la mano. Sono l’espressione più profonda di quello che da sempre mi smuove dentro: l’emotività e le parole. Gli slegati è nato per raccontare quella vastissima terra di mezzo fra la famiglia tradizionale e chi è solo: persone che non vogliono rinunciare all’amore ma che ne sono anche spaventatissime. In Procida Racconta, sei autori si ritrovano per quattro giorni sull’isola e si lasciano ispirare da uno dei suoi abitanti per scrivere un racconto che, l’ultima sera, quella del sabato, leggeranno di fronte al pubblico. È nato come una scommessa e negli anni è diventato un appuntamento fisso per lettori e affezionati che arrivano da tutta Italia. Di anno in anno si crea una sinergia magica e commovente. CreaVità è invece la scuola di orientamento creativo e rieducazione sentimentale che ho inventato quasi due anni fa insieme allo scrittore Mattia Zecca, a Roma. Si tratta di un percorso che coinvolge la scrittura creativa, la musica, il teatro, l’arte… Attenzione però, non è un luogo per diventare artisti, ma per tornare in contatto con noi stessi, con il nostro linguaggio emotivo più profondo attraverso le arti. L’accoglienza è stata così calorosa che abbiamo anche organizzato dei weekend intensivi per chi viene da fuori Roma. Per chi desidera iscriversi o avere più informazioni basta scrivere a info.creavita@gmail.com
Fare rete

Ecco, forse in questa marea di cose scritte fin qui, ho dimenticato di dire che questo mio articolo su di te sarà pubblicato su un blog, Api Furibonde, che parla di donne a tutto tondo. So quanto Chiara Gamberale è legata all’universo femminile e quanto crede nella creazione di una rete che le unisca.

Ci credo in maniera assoluta. Più che mai, in questo periodo storico, restare unite può fare la differenza.
Novità e amore

C’è un nuovo romanzo in arrivo.

Sì, sto lavorando alla stesura del nuovo romanzo. Uscirà a settembre e, stavolta, mi sembra davvero un esordio tanto ho scavato nel bene e nel male per scriverlo

Ammetto che non vedo l’ora di leggerlo, come tutti i libri tuoi. E appena ci sarà una presentazione dalle mie parti, ovviamente ti raggiungerò per una nuova dedica. Un’ultima cosa su di te, innamorata nella vita.

Sì: di mia figlia… Purtroppo invece per il resto è da tanto, troppo, che non incontro qualcuno “che mi raggiunge lì, dove fa freddo“.

Parlare del luogo dell’amore, del cuore, come un posto freddo e che andrebbe riscaldato da qualcuno, è bellissimo, ed è tipico di Chiara Gamberale.

Ora che ho viaggiato nel tuo mondo e tra i tuoi libri e i tuoi progetti, non mi resta che ringraziarti per la tua disponibilità, la gentilezza che ti contraddistingue. Con questo mio articolo su di te, sento di aver restituito a quella parte di me che da studentessa universitaria non era riuscita ad intervistarti, un po’ di gioia.

E ora, come un’Ape furibonda, lascio il mio ronzio, nella speranza di aver dato, a chi non ti conosceva, la possibilità di amarti come ho fatto io e leggerti, fino ad arrivare a trovare quella pagina, quella frase tra i tuoi scritti, che possa appartenere anche a loro.

Su YouTube, il podcast Gli Slegati.

Voi, Api Furibonde, conoscevate Chiara Gamberale? Avete mai letto i suoi libri? Fatemelo sapere, parliamone.

Se vi è piaciuto questo articolo leggete anche Enrica Tesio: l’ironia che naviga fra le imperfezioni.

Hai domande o commenti? Scrivici!