Donne invisibili

Le donne invisibili raccontate da Caroline Criado Perez

di Feliciana Zuccaro

Questa è la storia di donne invisibili. Era il 2020, eravamo tutti un bel po’ vincolati da una pandemia mondiale. Un periodo che vorremmo rimuovere dalla nostra memoria, ma che ormai fa parte della nostra storia. Una linea immaginaria in cui definire la nostra vita “prima” e “dopo”. Per me è di quell’anno la scoperta personale del piacere di leggere libri di saggistica che si occupano di donne. Tanti sono stati i libri che ho acquistato in quel periodo, anche grazie alla mia libreria del cuore che si era adoperata per le consegne a domicilio e le spedizioni. 

Uno di questi libri lo ricordo più degli altri. Si intitolava Invisibili. Aveva una copertina bianca con degli omini, quelli che si vedono sulle porta delle toilette, neri e molto evidenti, mentre le donnine erano grigie, di un grigio sfumato e poco evidente. Appena vidi quel libro sulla pagina Instagram di un profilo di una nota bookstagrammer che seguivo, mi colpii già dalla copertina, poi appena lessi la recensione e di cosa parlava, decisi che lo avrei dovuto acquistare e leggere.

Leggere per scoprire: le donne invisibili

Questo libro edito dalla Einaudi e scritto da Caroline Criado Perez, trattava la netta distinzione tra il mondo maschile e quello femminile. Ma non la solita “discriminazione di genere” che a volte è trattata anche male o in maniera superficiale, in maniera anche confutabile. Per la prima volta avevo trovato un testo che parlava di numeri e di statistiche, di donne invisibili, in ogni ambiente. Da quello lavorativo a quello scolastico, sanitario, persino quello urbanistica, che differenziano i due mondi. Non si parlava semplicemente e banalmente di stereotipi o di parità fine a se stessa.

Le domande che il testo si poneva erano del tipo: perché i medici non diagnosticano in tempo un infarto ad una donna? Perché per le donne c’è sempre una lunga fila ai bagni e per gli uomini no oppure perché negli incidenti stradali le donne rischiano più degli uomini. Dati alla mano rispondeva costruttivamente, indicando una soluzione ovvia e scontata: la nostra società è costruita a immagine e somiglianza degli uomini.

Caroline Criado Perez in un’intervista racconta il gap di genere anche sui “crash test” negli incidenti auto.

Dati e studi alla mano

Il libro partiva inizialmente con il descrivere lo studio di un’antropologa, tale Sally Sclocum che nel 1975, in un suo saggio, sostenne che “Tutti gli antropologi studiano comportamento maschile e sostengono che basti questo punto di vista per spiegare ogni cosa”. Questa è la cosiddetta propensione al “maschile-ove-non-altrimenti-specificato”, ovvero ove non specificato è sempre in riferimento al maschile. E tutto questo ha contagiato tutti i campi della ricerca. Un esempio facile? Pensiamo ai graffiti preistorici nelle grotte. Raffigurano animali oggetto di caccia, va da sé che i graffiti erano fatti da uomini perché loro si occupavano della caccia. Alcuni studi recenti hanno portato alla luce, con delle analisi fatte sulle impronte delle mani attorno a tantissimi graffiti, che erano opera di donne.

Dany Cotton: la prima comandante dei pompieri di Londra

Per continuare a socializzare con la propensione a “maschile-ove-non-altrimenti-specificato” la Perez continua con un altro esempio. In Inghilterra, fino al 2017 i vigili del fuoco venivano ufficialmente chiamati fireman, letteralmente “uomini fuoco”. Una parola genderizzata riferita agli uomini intesi in senso biologico, dunque sessuato. Fu Dany Cotton, la prima comandante dei pompieri di Londra a proporre, per rappresentare anche i pompieri non uomini, l’uso del più neutro firefighter. Quella che potrebbe sembrare una banalità è solo un granello nell’immensa clessidra della non rappresentazione. La scelta di lasciare le donne in un oblio non inclusivo con annesse conseguenze: donne invisibili.

Dal gap linguistico al trip chaining

Ma il libro dopo aver lasciato il lettore/la lettrice socializzare con questi gap linguistici o di propensione, inizia ad addentrarsi, con dati alla mano, alle disparità effettive e quotidiane. Se in una famiglia c’è una sola auto, questa sarà dotazione esclusiva dell’uomo che solitamente compie tragitti semplici, ovvero casa-lavoro e lavoro-casa. Alle donne, in tali casi, viene data la possibilità di spostarsi a piedi o con i mezzi, solo che le traiettorie di queste, sono sempre più complicate, dato che in tutto il mondo, il 75% del lavoro di cura non retribuito ricade sulle donne. Fenomeno chiamato trip-chaining, ovvero il concatenamento di più tappe tra scuola dei figli, lavoro (anche casalingo), accompagnare un anziano genitore a fare la spesa.

Eva Kail e la mobilità

Dato che le donne camminano più a lungo a piedi rispetto agli uomini, è inevitabile che la mobilità non motorizzata si ripercuota maggiormente sulle donne stesse. Dire che le tratte pedonali brevi sono irrilevanti è pari a dire che le donne nel loro complesso sono irrilevanti ai fini delle politiche infrastrutturali. Privilegiare le tratte automobilistiche equivale a disinteressarsi delle politiche di genere e ancora una volta rendere le donne invisibili.

Eva Kail

A Vienna il 60% degli spostamenti avviene a piedi e questo deriva dal fatto che le politiche di genere sono prese sul serio. Eva Kail dirige questo settore amministrativo e ha adottato le seguenti misure: miglioramento segnaletica per gli attraversamenti pedonali, creazione di nuovi passaggi pedonali, sostituzione dei gradini con maggiori rampe comode per passeggini, biciclette, carrozzine, allargamento di più di mille metri di marciapiedi, potenziamento dell’illuminazione degli stessi.

Altre domande per comprendere il divario

Ma i dati scottanti sono ancora tanti altri. Ad esempio lo sapevate che le misure standard degli smartphone sono stati calcolati in funzione della misura della mano maschile? E che la temperatura dei termostati nei luoghi di lavoro, principalmente negli uffici pubblici, è stata tarata in funzione della corporatura maschile? Che nei manuali di medicina abbondano riferimenti all’individuo medio del peso di 70 kg, come se questa misura fosse valida per uomini e donne. Lo sapevate? E che nei rai casi in cui si accenna alle donne si tende a presentarle come una deviazione dallo standard umano? Il Guardian lo ha definito “Un’opera magistrale”. Il New York Times “La Bibbia dei nostri tempi”. Il Financial Times “Un libro che tutti i maschi dovrebbero leggere”. Un vero e proprio libro rivoluzionario che tra tutti i riconoscimenti ha ottenuto il Royal Society Science Books Price, premio britannico riconosciuto a livello globale.

Questi che vi ho riportato sono solo alcuni degli esempi pratici che il libro Invisibili prova a trattare, sempre con dati e studi alla mano. Ci fa comprendere quanto ancora siamo lontani anni luce da una sorta di parità di genere. Ci vogliono tanti altri testi come questo per aiutarci a fare un passettino in avanti rispetto a questo gap enorme che ci contraddistingue a livello sociale.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche Il Nu-Shu: l’antica scrittura segreta delle donne cinesi.

Per chi lo volesse acquistare ricordo che si chiama Invisibili. Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano scritto da Carolina Criado Perez edito dalla Einaudi Stile Libero. Invece per chi lo avesse già letto e volesse riportare un commento Furibondo, non esitasse. Se poi tra le nostre Api Furibonde ci fossero altre curiosità, ascolto il vostro ronzio volentieri.

Hai domande o commenti? Scrivici!