Donne lavoratrici

Donne lavoratrici: conciliare famiglia e lavoro si può?

di Mariella Massaro

Donne lavoratrici

Hai mai pensato di mollare tutto, sussurrando a te stessa: «basta, non ce la faccio»?

Ti è mai capitato di sentirti sbagliata, di non sentirti abbastanza, domandandoti come fare per conciliare al meglio il lavoro con la famiglia senza soccombere?

Nonostante ci siano maggiore uguaglianza e parità di diritti, è difficile per noi donne lavoratrici trovare un equilibrio tra la sfera lavorativa e quella personale. Questo si complica con l’arrivo dei bambini.

Siamo sempre di corsa, stressate, con decine di impegni al giorno da incastrare nel tran-tran quotidiano. Spesso non ci sentiamo comprese e supportate né a casa, né a lavoro, fino a sperimentare un vero e proprio burnout.

Il 40% delle donne di età compresa fra i 35 e i 44 anni non lavora. La metà delle donne con almeno un figlio di meno di sei anni fra i 25 e i 49 anni. Percentuale che sale al 65% per le donne del meridione. Lo denuncia il rapporto BES dell’ISTAT.

Dopo la nascita del primo figlio invece, quasi una donna su cinque, tra i 18 e i 49 anni, ha smesso di lavorare.

Troppe donne lavoratrici rinunciano alla carriera perché sentono di non avere altra scelta e le ragioni sono diverse.

Stereotipi di genere difficili da abbattere

Ancora oggi, le donne lavoratrici vengono considerate inaffidabili. Con la maternità si assentano alcuni mesi dalla propria occupazione e quando ritornano, spesso richiedono maggiore flessibilità sugli orari lavorativi.

Questa condizione ostacola le donne nel mondo lavorativo, rendendo difficile per loro fare carriera e affermarsi.

Poca flessibilità da parte delle aziende nei confronti delle donne lavoratrici madri

Spesso noi donne abbiamo la necessità di assentarci dal posto di lavoro perché i bambini non stanno bene o per altre emergenze familiari. Nelle aziende non sempre c’è abbastanza flessibilità che ci permetta di organizzarci al meglio.

Anche a me purtroppo, capita di dover decidere se restare con i miei figli o correre in ufficio, perché ci sono delle scadenze da rispettare o adempimenti da completare.

Ed è proprio in questi momenti che ci si sente sole, in difficoltà, ci si sente mamme inadeguate e sbagliate.

Mancanza di servizi a supporto delle donne lavoratrici o troppo costosi

Sono pochi i servizi sociali che il nostro Paese offre a supporto delle donne lavoratrici e in generale delle famiglie.

Non sempre asili nido, scuole materne e ludoteche sono alla portata delle famiglie che ne hanno più bisogno e spesso questa è la ragione che costringe molte donne lavoratrici ad abbandonare il proprio lavoro.

Disparità anche a casa

La cura della casa e le faccende domestiche restano, nella maggior parte dei casi a carico delle donne più che degli uomini. Questo è un altro fattore di forte stress che ci colpevolizza e nei casi estremi, quando ci sembra di non avere più il controllo di ogni cosa, a dover abbandonare la nostra occupazione.

Queste sono solo alcune delle motivazioni che rendono difficile la vita a noi donne lavoratrici, che ci fanno sentire insoddisfatte e irrealizzate. In alcuni a casi ci porta ad abbandonare il nostro posto di lavoro.

La realizzazione femminile è frutto di una vera e propria sinergia tra le diverse aree della vita che per noi donne sono ugualmente importanti.

Io sono mamma di due bambini e voglio continuare a dare loro attenzioni e affetto, senza dover rinunciare al mio lavoro di consulente aziendale e continuando a coltivare la mia passione per la scrittura e la lettura.

C’è chi fa sentire la sua voce…

Ha suscitato numerose polemiche Elisabetta Franchi, una delle stiliste più note e apprezzate nel panorama della moda italiana, l’anno scorso quando, durante un’intervista al giornale Il Foglio, ha pronunciato queste parole: «Le donne le prendo dopo i quattro giri di boa. Sono tranquille e lavorano h24». Polemiche che hanno costretto ad un successivo intervento durante il quale la stilista ha chiarito le sue intenzioni.

«L’80% della mia azienda sono quote rosa di cui il 75% giovani donne impiegate, il 5% dirigenti e manager donne. Il restante 20% sono uomini di cui il 5% manager» dice la stilista in una storia Instagram.

Polemiche su Elisabetta Franchi

«Non accetto strumentalizzazioni: sono una donna imprenditrice a capo di un’azienda da 131 milioni di fatturato e che ha tirato avanti anche la famiglia, due figli, con grande fatica. L’oggetto di discussione a cui ho partecipato è la ricerca di Price ‘Donne e Moda’, ho cercato di dare una risposta all’assenza di donne nelle posizioni gerarchiche nella moda: la conclusione è che donne dirigenti nel nostro ambiente non ne esistono, perché nel momento in cui una trentenne si assenta per maternità non ritrova la posizione che aveva lasciato. E questo perché da noi lo Stato non riesce a dare il sostegno che c’è altrove, le donne si trovano a dover affrontare una scelta tra famiglia e carriera. Chi riesce a conciliare famiglia e carriera è comunque sottoposta a enormi sacrifici, esattamente come quelli che ho dovuto fare io!»

«Come può essere contro le donne chi ha al suo interno l’80% di forza lavoro femminile?»

In fondo Elisabetta Franchi, oltre ad aver sollevato una marea di polemiche, ha dato voce alle problematiche che accomunano tante donne lavoratrici nel nostro Paese, dove la maternità è una sfida complicata in quanto se una donna desidera un figlio deve pensare non solo se sia il momento giusto per la propria vita, ma anche se riuscirà a conservare il proprio posto di lavoro.

Cambiamenti in atto: fondi europei a sostegno della politica di conciliazione lavoro-famiglia per le donne lavoratrici

L’Italia, nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, si posiziona tra gli ultimi posti nella classifica dell’Unione Europea, se si guardano la partecipazione femminile e le condizioni di lavoro delle donne nel mercato del lavoro.

Da qualche anno qualcosa sta cambiando. L’Unione Europea sostiene le politiche di conciliazione lavoro-famiglia attraverso progetti e fondi di coesione, ma soprattutto attraverso una normativa più sensibile verso questi aspetti. Ad esempio la direttiva europea volta a disciplinare un equilibrio tra attività professionale e famiglia che è stata poi attuata in Italia con il D. Lgs n. 105 del 30 giugno 2022.

Il traguardo è raggiungere una maggiore condivisione delle responsabilità tra uomo e donna e una concreta parità di genere, sia in ambito professionale che in ambito familiare.

Conciliare lavoro e vita privata per le donne lavoratrici si può?

È evidente che questi problemi hanno radici culturali molto profonde, ma ognuna di noi può fare qualcosa di piccolo e significativo affinché la realtà possa cominciare a cambiare davvero.

Possono essere diverse le modalità, le sfumature, le soluzioni, ma l’obbiettivo che ci accomuna è uno solo: sentirci realizzate a 360° gradi.

Parlare apertamente con il proprio capo delle difficoltà che viviamo e di come la flessibilità lavorativa possa aiutarci a superarle, confidare al proprio compagno la fatica che si fa a stare dietro a tutto e pretendere più collaborazione, educare i propri figli alla parità e alla collaborazione in casa, sono tutte iniziative che possono aiutarci a raggiungere la nostra realizzazione e un sano equilibrio personale.

A te, Ape furibonda

A te Ape furibonda, voglio ricordare che una scelta non deve essere una rinuncia, ma soltanto una scelta.

Non devi rinunciare al tuo lavoro se non vuoi.

Il lavoro fa parte della vita, non è qualcosa che si oppone ad essa, il lavoro è un nostro diritto.

Essere un uomo o una donna, non dovrebbe essere un fattore di discriminazione quando si parla di diritti. La personalità, i valori condivisi e le proprie capacità, sono ciò che dovrebbero determinare il nostro posto nella società.

La soluzione per noi donne lavoratrici non è abbandonare il lavoro ma trovare il giusto equilibrio tra la vita privata e il lavoro, allenandosi a filtrare le influenze negative e cercando di favorire quelle positive.

Non dimenticare di prenderti cura di te stessa, di ritagliarti del tempo per te. Sei nata per essere forte e combattiva, ma soprattutto felice. Fai solo scelte che ti rendano felice e ricorda che prima di essere moglie, madre, prima di essere una lavoratrice, sei semplicemente e meravigliosamente donna.

Se sei interessata a questo tema leggi l’articolo Alessandra Erriquez: voci e sguardi sulla maternità.

Ti ritrovi nella situazione descritta? Scrivicelo nei commenti e condividi questo articolo con un’altra Ape furibonda che come noi, ama la propria vita e il proprio lavoro.

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