Nu-shu - l'antica scrittura segreta delle donne cinesi

Il Nu-Shu: l’antica scrittura segreta delle donne cinesi

di Feliciana Zuccaro

Nu-Shu

Un paio di anni fa, ho letto una intervista alla scrittrice Dacia Maraini che, in qualità di madrina di una fiera sulla editoria tutta al femminile, rispondeva ad una domanda che trovai alquanto singolare. La giornalista le chiedeva quale fosse il tratto distintivo della scrittura femminile da quella maschile. La Maraini, con fermezza, rispose che non esiste un tratto distintivo biologico, semmai un punto di vista femminile. Deriva da una millenaria esperienza di clausura, tabù e dipendenza che le donne hanno dovuto subire, rispetto alla visione maschile. Per gli uomini erano possibili viaggi e approfondimenti.

L’intervista alla Maraini e la curiosità verso il Nu-Shu

Da quella intervista nacque la mia curiosità sull’argomento. Era interessante cercare di capire se il punto di vista femminile e maschile potesse aver influito la scrittura delle donne e degli uomini nei secoli. Così mi sono imbattuta sugli scritti di uomini che hanno approfondito il tema dei confini, dei viaggi, di nuovi mondi da esplorare. Le donne si sono sempre limitate a scrivere del focolare, delle esperienze familiari, delle attività amorose o dei sentimenti dell’animo umano.

Ovviamente esistono anche diverse eccezioni, ma in linea di massima questo era il concetto che la Maraini voleva esprimere e non potevo che darle ragioni.

Poi, approfondendo l’argomento e facendo delle ricerche per saziare la mia fame di curiosità, mi sono imbattuta nelle terre lontane dell’antica Cina, nelle contee di Jiangyong, Daoxian e Jianghua. Sono tutte ricadenti nella provincia contadina di Hunan, nel XIX secolo.

Il Nu-Shu: donne e scrittura

Da qualche parte ho letto che nel 1800, ma fino al 1960 circa, alle bambine di circa sei anni veniva praticata la fasciatura dei piedi, un metodo ancestrale per rendere la deambulazione delle donne più difficoltosa, così da relegarle in casa. Più precisamente nella stanza delle donne per non permettere loro di uscire negli ambienti esterni, lì dove il lavoro doveva essere prettamente maschile. E così gli uomini vivevano la maggior parte del loro tempo all’esterno delle case, occupandosi di tutte le mansioni extra casalinghe, e invece le donne non dovevano uscire dalle quattro mura se non per necessità impellenti o per recarsi in preghiera nei monasteri.

Fu per questo motivo che le donne di quelle contee cinesi svilupparono una scrittura tutta femminile detta Nu-shu, la scrittura segreta delle donne, fatta di fonogrammi sillabici (che rappresentano i suoni delle parole) e non di ideogrammi (che rappresentano idee e parole) come per quella maschile. Le donne imprimevano i caratteri del Nu-shu dipinti o ricamati a amano sugli abiti nuziali, sulle scarpette che confezionavano per i loro piccoli piedi trasformati in veri moncherini, e persino sui ventagli che segretamente si scambiavano. Ci scrivevano sopra dei racconti delle situazioni domestiche che si verificavano nel quotidiano.

Segregate nelle già dette stanze delle donne, trovavano nel Nu-shu il passatempo per scrivere racconti che venivano tramandati come regole delle “buone maniere” di buone figlie, buone mogli e buone madri. Perché una donna cinese doveva obbedire al padre da figlia, al marito da moglie e infine al primo figlio maschio in vedovanza. Questa era la regola delle “tre obbedienze” basata sul patriarcato.

Ma perché il Nu-Shu è stato così importante in quelle regioni della Cina?

I matrimoni erano combinati dalle sensali dei diversi villaggi che giudicavano le ragazzine proprio dalla grandezza e dalla bellezza dei loro minuscoli piedi chiamati per l’occorrenza “fiori di loto”. Infatti, per contrarre un ottimo matrimonio, ogni madre doveva fasciare i piedi delle proprie figlie femmine già da piccolissime, così da avere piedi graziosi che non dovevano essere “piedi grandi”. I piedi grandi non permettevano di contrarre matrimonio, tanto che le bambine che non riuscivano nell’intento, venivano vendute come schiave (o domestiche) alle famiglie facoltose, oppure come “piccole nuore”. Le piccole nuore erano ragazze utilizzate per scopi sessuali non solo dal figlio maschio maritabile ma anche dal suocero o da qualunque altro uomo della famiglia in cui erano vendute. Le bambine si lasciavano fasciare i piedi e accettavano ogni imposizione inflitta dalla loro famiglia di origine, solo per sperare in un matrimonio ottimale.

La brutalità della fasciatura

La pratica della fasciatura era brutale. Venivano spezzate le falangi delle dita. Nel romanzo che si intitola “Fiore di neve e il ventaglio segreto” si legge:

“Allora sapevo soltanto che sarei diventata una sposa più desiderabile e perciò mi sarei avvicinata all’amore più profondo e alla gioia più grande nella vita di una donna: la nascita di un figlio maschio. A tal fine, il mio obiettivo consisteva nell’ottenere piedini perfetti, in armonia con i sette attributi canonici, che li prescrivono piccoli, stretti, diritti, appuntiti e arcuati, senza per questo perdere fragranza e morbidezza. Di questi requisiti il più importante è la lunghezza. La misura ideale è di sette centimetri, all’incirca quanto il pollice della mano. Viene poi la forma. Quella più auspicabile dovrebbe somigliare a un bocciolo di loto. L’ideale è un piede pieno e tondeggiante sul tallone e affusolato verso la punta, con tutto il peso del corpo appoggiato sull’alluce. Le altre dita e il collo del piede vanno perciò spezzati e ripiegati perché si uniscano al tallone. La fenditura sulla punta del piede tra la parete anteriore e il tallone stesso deve risultare abbastanza profonda da poter nascondere al suo interno una grossa moneta infilata perpendicolarmente. Se fossi riuscita a realizzare tutto questo, la mia ricompensa sarebbe stata la felicità”.

La scrittura segreta femminile per rendere le donne libere

Quelle bambine erano private della libertà nell’idea di un amore grande, che le avrebbe poi vincolate per sempre in quattro mura. L’unico modo per poter sfuggire anche solo un attimo da quella schiavitù dorata, era il Nu-shu, questa scrittura speciale che non era riconoscibile dagli uomini. Le donne, dopo aver contratto matrimonio e dopo aver abbandonato definitivamente la casa della famiglia d’origine, raggiungevano quella dello sposo, a cui sarebbero state fedeli sempre. In particolar modo alle suocere, loro nuove madri dovevano essere devote.

Le nuore appena sposate avevano la possibilità di contrarre anche un contratto di sorellanza giurata con altre donne del villaggio in cui si recavano. Delle confidenti a cui affidare i propri racconti in Nu-Shu. n casi ancora più fortunati, le sensali dei villaggi, facevano contrarre rapporti di sorellanza ancora più intimi tra laotong. Bambine che avevano caratteri simili e che potevano diventare “amiche del cuore” per sempre. Rapporti di simbiosi, ancora più intimi di quelli matrimoniali, in cui il Nu-shu era l’unico mezzo per comunicare nei momenti di lontananza.

I messaggi veicolati nel Nu-Shu

Questi rapporti di sorellanza erano l’unico modo per non impazzire. Con il Nu-shu non scrivevano messaggi per dissacrare la società di tipo patriarcale in cui vivevano. Si raccontavano le disavventure matrimoniali, il dolore per la separazione dalla famiglia d’origine o per raccontarsi leggende lontane.

Questo tipo di scrittura iniziò ad andare in disuso negli anni ’60, durante la rivoluzione culturale cinese. Le donne ebbero libero accesso all’istruzione e la pratica della fasciatura dei piedi fu vietata.

Nu-shu scrittura creata dalle donne per le donne

Oggi le donne che conoscevano il Nu-Shu sono quasi tutte morte e molto è affidato agli studiosi che cercano di tramandare ciò che è stato di questa scrittura segreta femminile. Era l’unico strumento che permetteva alle ragazze, alle donne cinesi di quell’epoca, di viaggiare anche solo poco più in là delle loro mura domestiche.

Se vi interessa come affrontiamo la condizione femminile leggete anche l’articolo Donne lavoratrici: conciliare lavoro e famiglia si può?

Per approfondire l’argomento vi consiglio di leggere lo straordinario libro di Lisa See intitolato Fiore di neve e il ventaglio segreto.

E voi Api Furibonde, conoscevate la pratica della fasciatura delle bambine cinesi? E l’arte della scrittura segreta femminile cinese chiamata Nu-Shu? Scriveteci e se ritenete questo articolo interessante condividetelo con altre Api Furibonde.

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