persone libro

Le persone libro: Antonia, Carla e la bellezza delle parole

di Luisa Patta

Chi di voi ha mai sentito parlare di persone libro? Chi sono, cosa fanno? Io ho avuto il piacere di conoscerle. Non ne avevo mai sentito parlare e da quest’incontro sono nate tante curiosità, che mi hanno condotto fino all’associazione Donne di Carta, che porta avanti il progetto delle persone libro all’interno di un vasto panorama di promozione e tutela del diritto alla lettura. Ma partiamo dall’inizio di questa storia e scopriamola insieme ad Antonia Banfi e Carla Bardelli.

Antonia e Carla, come vi siete avvicinate all’associazione Donne di Carta?

Antonia: Mi ha avvicinata alla associazione Serena Bruttini, già presidente di Amnesty International a Siena, che ha seguito Donne di Carta sin dal suo inizio. E lo ha fatto dopo che con lei siamo state lettrici di pezzi scelti direttamente da noi per una iniziativa della Amministrazione provinciale di Siena al Santa Maria della Scala nel maggio 2012 dal titolo “Il Buon Governo per il benessere di donne e di uomini nelle Terre di Siena”.

Serena mi conosceva da almeno vent’anni. Non una conoscenza stretta, ma una collaborazione nel nostro agire politico allorquando le nostre strade si incrociavano. È a lei che devo il mio essere nel Gruppo delle Persone Libro dell’Associazione. Insisteva perché ci fossi e ha avuto ragione. Purtroppo, dopo poco tempo, Serena, colpita da una dolorosissima malattia, se ne è andata lasciandoci la sua eredità di passione per la lettura e per le persone libro.

La mia meraviglia incominciò nell’ascoltare la presentazione dell’ultimo libro di Marisa Ombra Libere sempre nella sala della Provincia di Siena: voci e volti di donne giovani e meno giovani, di ragazzi gentili, dicevano a memoria quella storia rendendola viva e regalando alle presenti e ai presenti una emozione e una curiosità crescenti. Non ho più esitato.

In foto Antonia Banfi e Carla Bardelli

Donne di carta e le persone libro

La mia prima volta come persona libro fu alla presentazione di un libro di poesie Dalla mia finestra di Cinzia Francioni, alla Libreria Becarelli di Siena. Ho diviso la poesia Il bacio con Daniela, tenendoci per mano per darci forza. È stata una forte e sana emozione.

Sono con l’associazione da circa dieci anni intensi, non sempre facili, ma veri, in un cammino che mi ha regalato in alcuni momenti tanta gioia e serenità.

Carla: anche io mi sono avvicinata all’associazione grazie a Serena Bruttini, che era una mia collega. Anche lei, come me, era un’appassionata lettrice, aveva già conosciuto Sandra Giuliani delle Donne di Carta e frequentava il Centro Mara Meoni di Siena, che allora ospitava gli incontri dell’associazione. Serena un giorno mi domandò: “Carla che dici, la vuoi fare anche tu questa cosa?”. E io dissi sì, subito. Eravamo un bel gruppo di quindici persone, qui a Siena, prima del Covid. Ora, per diversi motivi, siamo rimaste io e Antonia.

Come trasformare la lettura in relazione e coltivare la memoria, la bellezza delle parole, in un mondo che va di fretta

Come opera l’associazione Donne di Carta?

Antonia: Donne di Carta è un’associazione nazionale che ha come scopo principale la promozione della lettura affinché vengano offerte a tutti/e reali e uguali opportunità di accesso e di fruizione al bene culturale. In questa direzione l’Associazione sostiene la bibliodiversità contro ogni strategia di omologazione culturale.

Attualmente è presente a Napoli, a Milano, a Pistoia, a Siena, a Sinalunga, a Macerata/Fermo, a Bari, a Roma, a Portogruaro e a Ferrara. A volte con piccoli gruppi, a volte con soci e socie singole. Siamo in viaggio dall’ottobre del 2008.

A livello nazionale, a partire dalla filosofia espressa dalla nostra Carta dei diritti della lettura e tramite il Progetto Fahrenheit 451 delle persone libro, promuoviamo la lettura, l’oralità e la memoria, la cultura in tutte le sue forme attraverso eventi, laboratori anche dedicati ai ragazzi e alle ragazze di ogni età, presentazioni di libri, formazione alla lettura a voce alta, all’apprendimento mnemonico di testi o di poesie e loro restituzione con la voce che nasce dalla propria anima, e tanto altro ancora.

Anche noi a Siena cerchiamo di fare ciò, nei limiti delle nostre capacità e possibilità in rete con altre associazioni locali e con autori e autrici di libri che ci chiedono letture o presentazioni delle proprie opere.

L’associazione cura a Roma due biblioteche di comunità: una per ragazzi presso il Centro Culturale Approdo Porto Culturale Sicuro a Garbatella e una che raccoglie la letteratura delle donne, la Biblioteca delle Donne “Goliarda Sapienza” a Montagnola (Roma) grazie al progetto BACA-Biblioteca a cielo aperto che recupera libri usati e li diffonde con il Biblioporter (un pulmino adattato a questo uso).

Noi, a Siena, stiamo seguendo la nascita della Biblioteca a Cielo Aperto del quartiere San Miniato ed abbiamo fattivamente partecipato alle fasi della loro elaborazione e presentazione alla cittadinanza, anche con il supporto di Sandra Giuliani che segue a Roma il progetto biblioteche. Da Siena partecipiamo attivamente alle iniziative proposte da Roma e da alcune città toscane. Cerchiamo volontari e volontarie che desiderino fare questa esperienza con noi.

Le persone libro e i loro significati

Cosa fa una persona libro? Cosa significa per te essere una persona libro?

Antonia: riprendo ciò che abbiamo elaborato durante un seminario fatto alla libreria Mondadori di Siena nel lontano 2017 e che per me è il significato più alto dell’essere una persona libro.

“Noi diciamo a memoria, non recitiamo, brani di libri e li portiamo in giro nelle piazze, nelle case private, nei teatri, nelle biblioteche, nelle scuole, nelle librerie ma soprattutto dove non ci siano libri. I libri siamo noi, la loro voce. Una voce che si impadronisce delle parole di un testo che amiamo. Guardiamo negli occhi chi ci ascolta. Noi doniamo il piacere provato per la bellezza di un testo. Noi cerchiamo di costruire il piacere dell’ascolto. Non vogliamo applausi. Non è uno spettacolo, ma una reciproca relazione con chi ci ascolta.”
La lettura e la memoria

In una società in cui ogni cosa è effimera, in cui tutto è regolato dalla velocità e viene dimenticato facilmente, che ruolo ha la memoria? Cosa significa per te imparare un testo a memoria?

Carla: prima di tutto, come ha già detto Antonia, noi non recitiamo. Noi diciamo con la nostra vera voce, la voce più intima.

La memoria è un atto creativo: sceglie, ricostruisce. È la chiave per guardare dentro noi, per stare nel mondo, ma è anche una torta che si può condividere.

Io ho abitato letteralmente “tra i libri”. Ho dedicato loro una parte considerevole della mia vita, che mi ha dato la conferma che davvero non si ama leggere come non si ama respirare. É solo necessario. Trent’anni di lavoro in due biblioteche universitarie, hanno consolidato la mia convinzione che senza di “loro”, senza le mie letture (ma anche senza l’oggetto libro), capaci di dare sostegno alle mie riflessioni ed emozioni, non sarei quella che sono. Imparare e dire un testo a memoria prima di tutto mi emoziona, soprattutto se me lo sento cucito addosso, ma significa soprattutto fargli vivere una nuova vita, riproporlo attraverso un’operazione inedita.

Sempre per la ragione che dicevo, significa toglierlo da uno scaffale, impedire, per dirla con Ray Bradbury, che la polvere seppellisca il volume. Aprirlo, dargli aria e vita nuova. Magari stimolare qualcuno a leggerlo o che sia solo la cosa in sé ad intrigarlo, tanto da volerci provare, in modo tale che il mondo sia più pieno di gente che legge. Posso dire che questo progetto è un’operazione culturale.

Anche quello che ti dice “leggere non è roba per me” spero sempre che finisca per incuriosirsi e pensare che forse non è poi tanto male leggere, anziché stare chino sul cellulare. E poi significa tentare di salvare qualcosa dall’oblio, evitare che, magari, anche solo un piccolo frammento vada perduto o smarrito.

La lettura come attività sociale

Attraverso l’impegno delle persone libro si compie un passaggio importante: la lettura, da attività individuale, diventa un’attività sociale, fortemente democratica, in grado di fare rete e abbracciare in modo trasversale la società. Le parole, le pagine dei libri arrivano a tutte e tutti, grazie al potente strumento della voce, che è condivisione primaria. Quindi, essere una persona libro porta in sé un valore significativo e anche una grande responsabilità. In base a cosa scegli i brani da recitare? Come ti prepari, come alleni la tua memoria?

Antonia: leggendo un libro o una poesia c’è sempre un pezzo che mi corrisponde in maniera più intima e particolare, che esprime un mio profondo pensiero o una emozione o una sensazione. Ecco, con umiltà ammetto che lo scrittore/scrittrice o poeta mi hanno letta dentro e restituito parole che non avrei saputo eguagliare. È lì che scatta il desiderio di impararle a memoria e di tenerle sempre con me, pronta a donarle agli altri o alle altre alla prima occasione con la formula iniziale per noi di rito: Io sono…titolo del libro o poesia…e l’autore.

E solitamente si fa mettendoci in circolo, tutti e tutte in silenzio, sotto una coperta ideale che ci sta sopra e che ci impedisce di alzare o disperdere le nostre voci quando ciascuno/a inizia a dire.

Non mi è facile imparare a memoria alla mia veneranda età di settantaquattro anni, ma ce la metto tutta, anche se mi ci vuole tempo e serenità d’animo.

Persone libro: letture e ricordi

Vi va di condividere con noi un ricordo legato alla vostra esperienza di persone libro? Un momento particolarmente emozionante, per esempio. Ricordi che libro “eri” in quel momento? Oppure un incontro speciale, un aneddoto che possa restituirci il clima che si respira in questi momenti?

Antonia: ho un ricordo vivido di quando nel giugno 2015, partendo tutte e tutti da Roma in aereo, andammo a Bruxelles per presentare la nostra Carta dei diritti della Lettura all’ Associazione “La vita è belga” inventata da sette donne per costruire un discorso italiano di tradizioni: danza, musica, libri, per stare insieme, magari, la sera. Lì c’era Elena che si era trasferita da Siena, dal nostro gruppo di Donne di Carta, per insegnare a Bruxelles con il marito nella scuola per gli Italiani in Belgio. Ricordo le sedie in circolo – per rispettare il nostro rituale – e poi la cena curata da un grande chef di cui non ricordo il nome, che si è scusato per la fretta con cui ha preparato ogni singolo piatto che la voce di una di noi, Persona libro, avrebbe poi trasformato in una narrazione ad ogni portata.

Ricordo e condivido ciò che scrisse in proposito Sandra Giuliani:

“Ogni attacco scandito dal passaggio lento del microfono, ogni attacco preceduto da quel silenzio in cui il braccio si tende o il corpo si alza quasi a disegnarne il contorno. E sarà questo silenzio così speciale o l’attenzione incantata degli occhi di chi ascolta a rendere le voci più belle o forse saranno i testi preparati con cura che si chiamano l’un l’altro, di città in città, in varietà d’accenti, a rendere possibile che chi ascolta diventi a sua volta un fine dicitore di antiche memorie, a volte di scuola, o filastrocche e nenie – perché c’è un bambino -, o racconti in prima persona di cosa si fa in Italia – le storie dei gruppi – le interpretazioni diverse e tutte convergenti che ciascuno di noi porta per dirsi e dire che stiamo bene, sì stiamo bene a fare le persone libro di Donne di Carta”.

Sì, una grande emozione.

Carla: Festival Francescano a Rimini nel 2011. Siamo un gruppo. Per noi è la prima volta. Abbiamo scelto una forma un po’ particolare: una lettura corale. Ci rende più sicure ed è anche quella che, secondo noi, si adatta di più ai brani che abbiamo scelto, tutti testi poetici. La prima tappa è il convento delle Clarisse: le nostre voci come una sorta di “preghiera laica”.

Poi la piazza. All’inizio la gente è poca, distratta. Noi aspettiamo. Siamo libri che, per ora, nessuno vuole. Poi la parola d’ordine: “Avvicinatevi voi alle persone, offrite voi le letture”. Fosse facile. Piano piano ci facciamo coraggio e iniziamo. La confusione del luogo, che ospita contemporaneamente iniziative diverse, ci costringe ad avvicinarci alle persone che ci stanno ascoltando. Così vediamo meglio le lacrime negli occhi della prima persona alla quale abbiamo donato la nostra prima poesia.

Poi diventa tutto più vivo e caotico: noi offriamo il nostro dono, la gente ci chiama. “Aspettate un momento, siamo in prestito”. Che bello, essere in prestito, condividere la sorte dei miei amati libri. E che strane le reazioni della gente alle nostre proposte. Si va da “No, non importa, io già leggo moltissimo” a ” No, io non leggo mai niente”. E noi a rispondere “Appunto, siamo noi che ti diamo quello che abbiamo letto, forse anche per te”. Ma la maggior parte delle persone accetta il dono e sceglie dal catalogo che portiamo appeso al collo.

Come mi avete detto, prima di dire a memoria il brano che avete preparato, esordite dicendo “sono” seguito dal titolo del libro che state per leggere. Immagino che abbiate letto tantissimi libri e altrettanti ne abbiate imparati a memoria, per restituirne alcuni brani a voce alta. Ma oggi, quale libro vi sentite di essere?

Antonia: Antigua, vita mia di Marcela Serrano. Narra la vita di due donne, Josefa e Violeta, amiche fin dall’infanzia, attraverso le righe di un vecchio diario che ci narra di sogni, di grandi passioni e di profonde delusioni, di uomini dall’apparente fascino e dalla natura brutale, di figli, di unioni sbagliate. Sullo sfondo la società cilena e, in ultimo, la città di Antigua, dove le parole conservano ancora la loro verità, dove si è certi di poter conoscere gli altri e la propria anima come per incanto. Qui le due donne ritrovano sé stesse, oltre alla loro preziosa amicizia. Il pezzo che amo è questo:

Raccontare la storia di una donna.
Una donna è la storia delle sue azioni e dei suoi pensieri,
di cellule e neuroni, di ferite e di entusiasmi,
di amori e disamori.
Una donna è inevitabilmente la storia del suo ventre,
dei semi che vi si fecondarono, o che non furono fecondati,
o che smisero di esserlo,
e di quel momento irripetibile, in cui si trasforma in una dea.
Una donna è la storia di piccolezze, banalità, incombenze quotidiane,
è la somma del non detto.
Una donna è sempre la storia di tanti uomini.
Una donna è la storia del suo paese e della sua gente,
e di tutte le donne che furono nutrite da altre che le precedettero affinché lei potesse nascere: una donna è la storia del suo sangue,
una donna è la storia di una coscienza, delle sue lotte interiori,
una donna è la storia di un’utopia.

Carla: Trilogia della città di K. di Ágota Kristóf. Fiaba nerissima e sconvolgente, dentro ci sono tutti i temi letterari e filosofici: il doppio, l’identità, la maternità, la sessualità e la verità, la vita, la morte, il senso del possesso. È onirico, un viaggio fra realtà e bugia, finzione. Per me è un libro geniale che mi ha fatto sospettare come ognuno di noi, che lo faccia o meno, finirà per scrivere un libro. Tutti riscriviamo il nostro passato nel corso del tempo. Siamo tutti romanzieri che lavorano sulle pagine, sulle bozze della nostra vita. “Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.”

Questo progetto, oltre ad una connotazione culturale, porta alto il valore umano e relazionale della lettura. Lo spazio di ascolto reciproco diventa relazione. E l’ascolto può essere allenato, così come si fa con la memoria? Si può imparare ad ascoltare? Come?

Carla: Cosa si può fare? Si deve imparare ad ascoltare. Siamo abituati a parlarci addosso, siamo vanitosi, ci piace il suono della nostra voce e teniamo le orecchie chiuse. E invece l’obbligo che abbiamo verso gli altri è prestare loro attenzione. L’ascolto è soprattutto un dovere morale. E quello delle Persone libro non è solo un esercizio della memoria, ma anche un esercizio all’ascolto. Il fatto di dire cercando lo sguardo dell’altro, senza uno schermo fra noi e chi ci ascolta, abbatte le barriere. Crea empatia. É come dire: guarda ho imparato questa cosa e ora voglio donarla a te. Non per istruirti, ma per creare un legame, per condividere con te il testo e le emozioni che ho provato leggendolo.

Donne di Carta, nel 2011, ha redatto un documento molto importante, la Carta dei diritti della lettura. La Carta, che ha ricevuto una medaglia di rappresentanza dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, consiste in un vero e proprio manifesto degli obiettivi perseguiti dall’Associazione, illustrati attraverso otto articoli. La prefazione porta le firme di Michela Murgia e Lidia Castellani e sottolinea il diritto alla lettura: “vogliamo leggere”, viene scritto a chiare lettere. Da cosa è minacciato, secondo voi, questo diritto ai giorni nostri?

Antonia: forse dall’uso non sostenibile dei social? Forse dal seguire programmi televisivi spazzatura? Dal bombardamento delle immagini? Dalla carenza di biblioteche e dalla scomparsa delle librerie? Forse perché oggi nessuno educa più alla lettura, ad eccezione di qualche docente illuminato o di alcuni genitori più responsabili?  Dalla insensibilità alla lettura degli adulti che non sono più esempio positivo per giovani? Dalla difficoltà di stare in silenzio con sé stessi per lasciare spazio alla lettura di sé, degli altri, del mondo, dei libri? Ah! Saperlo saperlo!

Il binomio donne e lettura

Donne e lettura è un binomio molto forte. Le indagini statistiche ci dicono che le donne leggono più degli uomini. L’associazione Donne di Carta porta questo nome per rivendicare la sua maternità ad opera di quattro fondatrici, ma è aperta sia a donne che a uomini. Quindi vi domando: in base alla vostra esperienza, sono frequenti anche “persone libro” di sesso maschile?

Carla: personalmente, ne ho conosciuti pochi. Un paio, forse tre. Ricordo che in occasione di un incontro, a Roma, il 90% della platea era femminile. Solo il restante 10% era rappresentato da uomini. Le donne sono senz’altro quelle che resistono di più.

Questo blog si chiama Api furibonde, ispirandosi alla poetica di Alda Merini. Mi piace, quindi, rivolgervi questa domanda: c’è qualcosa oggi che vi fa sentire una “piccola ape furibonda” rispetto alla condizione della donna? Qual è la cosa che fareste o cambiereste per prima?

Antonia: mi fa sentire un’Ape furibonda l’immobilità e indifferenza di certi uomini di fronte alle violenze che uomini esercitano sulle donne, da quella psicologica a quella fisica sino ad arrivare al femminicidio.

Non capiscono – o non vogliono ammettere – che tutto ciò dipenda da una asimmetria di potere tra uomini e donne che regala ancora, nonostante si sia nel terzo millennio, la superiorità e supremazia agli uomini. È la cultura che va cambiata e si inizia dall’educazione alle differenze e all’affettività, sia a scuola che nelle famiglie che nella società.

Ecco, incomincerei dall’educare gli uomini ovunque essi siano collocati, qualunque sia la loro istruzione o collocazione professionale o altro.

Ma questo è tra i miei sogni impossibili fin tanto che le donne non saranno capaci di lottare insieme, nel rispetto delle loro diversità.

E a proposito di Alda Merini, la mia poeta del cuore che non si è mai arresa di fronte alle avversità della vita, “milanesa” come lo sono io, desidero chiudere ricordando la sua struggente poesia che tanto amo:

Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra,
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d’amore.

Carla:

Illumino sempre gli altri
ma io rimango sempre al buio.
Sono una piccola ape furibonda.

Sono tante le cose che cambierei o farei. Prima di tutto far collassare, non so come, il senso di colpa incollato addosso che da sempre perseguita la donna. Se si riuscisse a scardinare, questo sarebbe già un grosso passo sulla strada della parità di genere.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche Daniela Baldassarra racconta le donne, la resilienza e la capacità di rinascita.

In conclusione

Gli incontri delle persone libro iniziano con una citazione dal romanzo di Ray Bradbury, Fahrenheit 451, che è alla base del progetto spagnolo Proyecto Fahrenheit 451- Las personas libro fondato da Antonio Rodríguez Menéndez, dal quale nasce l’idea vera e propria delle persone libro.

Nel libro di Bradbury si racconta di un mondo senza più romanzi, né saggi o enciclopedie, bruciati da inconsueti pompieri distruttori della cultura. Il sapere viene salvato da una comunità di volontari. Ed ecco come nasce l’idea delle Persone libro che imparano pagine a memoria e le portano là dove la lettura non c’è, creando una nuova rete di relazioni attraverso parole, sguardi e pagine amate.

Per questo, mi piace concludere questa splendida intervista ringraziando Antonia e Carla per averla resa tale. E voi Api furibonde, conoscevate le persone libro? Se vi è piaciuto questo articolo condividetelo con questa citazione da Fahrenheit 451, che ci riporta all’importanza della memoria.

E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: noi ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi.

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