Chiara Pepe

Chiara Pepe: le donne nella storia e nella mitologia

Chiara Pepe è scrittrice e dottoressa di ricerca in studi umanistici, presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Relatrice in convegni nazionali e internazionali, con pubblicazioni su riviste scientifiche, è stata direttrice di produzione dell’International Campus Musica dal 2014 al 2017.

Intraprendiamo, proprio con Chiara Pepe e con i suoi libri, un viaggio che ci porta a scoprire le donne, della storia e della letteratura, mosse dalla ricerca dell’indipendenza, dalla ferma volontà di emancipazione, dalla voglia di riscatto.

Chiara Pepe e l’interesse per l’universo femminile ed il primo libro Confessioni di donne

Partiamo dall’interesse verso l’universo femminile, confluito nelle tue pubblicazioni. È una naturale derivazione degli studi intrapresi o è maturato autonomamente nel tempo?

L’ interesse nei confronti della mitologia, in particolar modo delle figure femminili, nasce quando avevo 7 anni e lessi una versione illustrata per bambini dell’Iliade, dell’Odissea e dell’Eneide. Cassandra, Ifigenia…inizialmente donne della letteratura, del mito greco-romano. L’ho coltivato nel tempo e con maggiore cognizione durante gli anni del liceo e poi all’università quando deciso di iscrivermi alla facoltà di Storia.

Chi sono le protagoniste del tuo primo libro Confessioni di donne?

Sono 9 storie, biografie romanzate, scritte sotto forma di monologo: la confessione di ogni protagonista al lettore. Quindi con la tecnica dell’io-narrante le donne si raccontano senza veli. Sullo sfondo ci sono sempre gli eventi storici o gli eventi letterari di riferimento. L’analisi dei sentimenti, di quelle che possono essere state le emozioni e le motivazioni che hanno spinto una donna a fare determinate scelte è sviluppata da me, sempre sulla base delle fonti.
Sono 5 donne della storia e 4 del mito. Tutte molto note. Cleopatra, Agrippina minore, mamma dell’imperatore Nerone, con cui ho affrontato tutta la questione della dinastia Giulio-Claudia, il primo impero a Roma. Teodora di Bisanzio era la moglie dell’imperatore Giustiniano spesso calunniata da una parte della storiografia per le sue umili origini (era figlia del guardiano delle bestie del circo) e per alcune attività prima di diventare la moglie dell’imperatore (un passato da ballerina e forse da meretrice). Si dimostra degna del ruolo che ricopre durante una rivolta che rischia di far crollare il potere imperiale.

C’è Anna Bolena seconda moglie del re Enrico VIII, nell’Inghilterra del XVI secolo, non voleva concedersi ed essere messa da parte, ma diventare regina. Ho letto per esempio le lettere che Enrico scriveva ad Anna. Poi ci sono le donne del mito: Arianna la figlia del re Minosse che aiuta Teseo a sconfiggere il Minotauro, Ifigenia che racconta la guerra di Troia dal punto di vista degli Achei la fase di partenza della guerra, Cassandra che racconta la guerra dal punto di vista dei Troiani. Uno sguardo duplice su un unico tema. L’ultimo personaggio mitologico è Deianira, moglie di Eracle, che inconsciamente e contro la sua volontà sarà quella che provocherà la morte dell’eroe.

Il secondo libro di Chiara Pepe: Voci dal mondo antico

Qual è invece il filo rosso che lega le storie contenute in Voci dal Mondo Antico?

Si pone come il primo di una trilogia che è ancora in essere. Si differenzia per due motivi: i personaggi meno noti, quindi personaggi un po’ più di nicchia, non conosciuti al grande pubblico. La struttura è differente. Nel primo le donne si rivolgono al lettore. Negli altri due libri le ho immaginate nel fare una confessione a determinate persone che conoscevano nella loro vita, quindi la forma è quella dell’epistola.

Da Budicca a Statira II

La prima donna è Budicca, regina degli Iceni, una tribù della Bretagna contro cui si scontrano i romani. Dopo aver visto le figlie violentate ed essere stata frustata pubblicamente, si muove a capo di una rivolta e cerca di ribellarsi alla conquista dei romani. I suoi mezzi sono meno efficienti, quindi fallisce e racconta la sua storia in una sorta di lettera-confessione alle sue due figlie.

C’è Psiche che scrive ad Amore, Proserpina che scrive a sua madre Demetra dopo il rapimento subito da Ade. Una storia interessante è quella di Alessandro Magno, uno dei più grandi condottieri, con una visione universale dell’impero. A narrarla è la seconda moglie Statira II, figlia del re di Persia, sposata da Alessandro, a 15 anni, per rinsaldare l’unione tra greci e persiani. Io la immagino nell’atto di scrivere questa lettera confessione alla prima moglie Roxane che la farà uccidere dopo la morte di Alessandro. La storia di un uomo, quindi, raccontata da una donna ad un’altra donna.
Poiché le storie iniziano in medias res, ho scritto una sorta di biografia introduttiva per chiarire le dinamiche ai lettori.

Voci dell’età di mezzo: il terzo libro di Chiara Pepe

Voci dell’età di mezzo fa un salto nell’età medievale. Di chi racconti?

Anche qui ci sono donne poco note, a parte Eleonora d’Aquitania la grande regina che fu spesso artefice del suo destino, una personalità molto forte e determinata, che riuscì addirittura a scegliere il secondo marito. In questo libro ho fatto un omaggio al meridione cercando di narrare le storie di alcune donne che poi sono legate a dei territori ben precisi e mi riferisco, per esempio, alla storia di Bianca Lancia l’ultima sposa di Federico II, legata al castello di Gioia del Colle, dove secondo la leggenda ci sarebbero i suoi seni recisi. Poi la storia della poetessa di Valsinni, Isabella Morra, uccisa dai fratelli. Chi parla è il loro fantasma ancora nei castelli.

Anche in questo libro utilizzi sempre la forma epistolare ?

Sì. C’è la storia di Bellezza Orsini, poco conosciuta. Vissuta a Fiano, vicino Roma, fu condannata per stregoneria e quindi racconto tutto quello che era il mondo delle donne condannate per stregoneria, le tradizioni, i riti, tutto quello che accadeva nel Tribunale dell’Inquisizione per farle confessare. Tutto basato anche qui sugli atti del processo che sono stati recuperati. Io immagino Bellezza nell’atto di fare questa confessione all’ inquisitore, l’uomo che l’ha sottoposta alla tortura. Non muore sul rogo solo perché si suicida prima in carcere.

Donne fra storia e mitologia: che cosa ci insegnano?

C’è stata una storia o una donna particolarmente significativa per te?

In realtà un po’ tutte. Chi scrive fa delle scelte: quale personaggio affrontare, quelli in cui ci si ritrova di più, che hanno più emozionato, che hanno più stupito. Ogni giorno c’è una scelta a monte, perché a volte si entra in sintonia con i personaggi senza che ci sia una logica o senza riuscire a spiegare il motivo: donne che sono riuscite nelle loro imprese o hanno dovuto subire crudeltà e sofferenze. Come se io avessi raccolto pezzi di loro in cui poi ho trovato una sintonia, un’affinità, il valore e la dignità tali da essere raccontati.

Tutte queste donne del passato che cosa potrebbero insegnare alle donne di oggi?

La storia ha tanto da insegnare. Ci insegna a vedere le cose in maniera critica, non solo ciò che è in superficie. Prima di giudicare bisogna conoscere e per conoscere bisogna andare in fondo alle storie delle persone. Il passato non è una cosa che è morta. Le passioni, le emozioni, le pulsioni, le angosce che muovono il mondo, sono sempre attuali, i rapporti di potere sono sempre attuali, certo cambiano le dinamiche e cambiano i contesti. Dobbiamo prendere atto di quelle che sono le potenzialità che abbiamo come donne e come essere umani. Ho scelto le donne perché la loro storia è stata spesso messa a margine dalla storiografia ufficiale. Conoscere questa storia ci aiuta ad avere una visione più completa del passato.

In epoche dominate dagli uomini ci sono state donne capaci di ritagliarsi un proprio ruolo, di essere artefici del proprio destino. Quindi perché non esserlo oggi, a maggior ragione, nonostante la difficoltà?
Giusto. C’è una storia bellissima, nel libro, di Christine de Pizan una donna che rimane vedova ha 25 anni. Le scelte erano due per poter campare: risposarsi o diventare monaca. Sapendo leggere e scrivere, inizia a scrivere delle poesie che vengono apprezzate e

In epoche dominate dagli uomini ci sono state donne capaci di ritagliarsi un proprio ruolo, di essere artefici del proprio destino. Quindi perché non esserlo oggi a maggior ragione nonostante la difficoltà?
Giusto. C’è una storia bellissima, nel libro, di Christine de Pizan una donna che rimane vedova ha 25 anni. Le scelte erano due per poter campare: risposarsi o diventare monaca. Lei sapendo leggere e scrivere, inizia a scrivere delle poesie che vengono apprezzate a corte e fonda una vera e propria copisteria, un laboratorio di scrittura, facendo lavorare altre donne. Si tratta dell’esperienza straordinaria di una donna nella Francia tra la fine del 1300 e l’inizio del 1400. Un unicum. Dobbiamo superare gli stereotipi e i luoghi comuni.

su una vera e propria copisteria, un laboratorio di scrittura mette lavorare altre donne. L’esperienza straordinaria di una donna nella Francia tra la fine del 1300 e l’inizio del 1400. Un unicum. Dobbiamo superare gli stereotipi e i luoghi comuni.

Ape furibonda, quale storia raccontata dalla scrittrice Chiara Pepe ti ha particolarmente emozionata?

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