Ilenia Sara

Ilenia Sara: sarta anarchica, contadina di terra e parole

di Luisa Patta

Il volo delle Api furibonde questo venerdì ci porta in Sardegna, perché è qui che abita la protagonista della storia di oggi. Ilenia Sara, questo è il suo nome, è nata in Sardegna ma in realtà si sente figlia del mondo. O meglio, della terra. Come una zolla, un seme.

Amo la Sardegna in modo totale e la rispetto, ma allo stesso tempo mi sento legata all’universo. Mi sento di appartenere al mondo, alla terra come una zolla, un seme. La sardità è dentro di me, non sento il bisogno di sbandierarla attraverso gesti o oggetti stereotipati. La Sardegna è in me come il sangue, non si vede ma scorre. Quando mi è capitato di abitare in altre parti del mondo, non sentivo la nostalgia dell’isola perché sarebbe stato come avere nostalgia di me stessa, proprio perché non potrei mai scindere le due cose. L’isolamento semmai è stato un grande stimolo per sviluppare le mie capacità. La solitudine mi ha fatto cercare la compagnia nei libri, l’impossibilità di viaggiare spesso mi ha fatto immaginare mondi diversi dal mio.

L’infanzia, una lezione di manualità e bellezza

Ilenia Sara da piccola era una bambina semplice, sempre di buon umore. Questo buon umore è ciò che più di ogni altra cosa continua a portarla avanti, nonostante il dolore e le difficoltà che incontra giorno dopo giorno. Di quella bambina conserva la curiosità e lo stupore per le cose più banali, per i microcosmi. Dall’infanzia arriva la sua passione per il riciclo, nata grazie ai suoi genitori. Avevano arredato la casa con mobili di famiglia e con tanto altro fatto a mano da loro, utilizzando materiali poveri e naturali. Quando Ilenia nacque, i suoi genitori erano molto giovani e avevano pochi soldi. Grazie alle capacità artistiche della madre e a quelle artigianali del padre, Ilenia ha appreso la lezione che la bellezza si può creare dal lavoro manuale e non serve la ricchezza per ottenerla.

La semplicità come stile di vita

Crescendo, Ilenia ha fatto della semplicità il suo stile di vita. Soprattutto quando ha scelto di rinunciare a una normale carriera lavorativa per dedicarsi ad alcuni mestieri umilissimi ed antichi, dopo anni di studio e di complessità.

La nostra epoca è complessa e per arrivare alla semplicità a volte non basta una vita intera, ma sono certa che la nostra salvezza e la nostra felicità risiedano proprio nel saperle riscoprire. Con mio marito, mio grande complice e sostenitore, abbiamo abbracciato questo stile di vita, acquistando una casa di seconda mano, arredandola con acquisti nei mercatini dell’usato. Ci vestiamo quasi esclusivamente con abbigliamento usato o cucito da me. Abbiamo recuperato tutti i vari corredi di famiglia e ripreso in mano l’orto di mio suocero.

La riscoperta di antichi mestieri e l’importanza del recupero

La scelta di vita di Ilenia Sara è in forte controtendenza con gli stili di vita oggi imperanti. Ilenia, da diversi anni, cucina e mangia quasi esclusivamente cibo autoprodotto. In una società basata sul consumismo veloce e performante, in cui tutto ha la vita di un attimo, il suo esempio rompe gli schemi. Con la forza di un germoglio, propone una nuova via possibile. Anzi, la recupera. Riesce a cucinare con ciò che molti di noi scartano, realizza un bellissimo vestito utilizzando una vecchia tenda, riscopre mestieri umili e recupera antiche capacità.

La decisione di vivere in questo modo può sembrare rivoluzionaria, ma di fatto ripercorro la strada della semplicità, ovvero quella dei mestieri umili che non promettono ricchezza in denaro né tanto meno notorietà.

L’uso dei social per diffondere l’arte di dare nuova vita

Ilenia Sara cura i suoi profili social (la potete trovare su Facebook e Instagram). Le piace condividere quello che fa. Racconta con molta poesia momenti delle sue giornate, condividendo lavori di sartoria o ricette molto particolari ottenute utilizzando le sue materie prime. Non lo fa per esibizionismo, ma perché possa essere l’input per altre persone a compiere un passo verso la semplicità, il riciclo, il recupero. Almeno un primo passo, in base alle proprie possibilità.

È ovvio che non tutti possiedono un orto o abbastanza tempo per autoprodurre tutto ciò che produco io. Spesso mi viene detto: tu hai tempo oppure tu puoi… E io rispondo: il tempo lo trovo. Quanto al potermelo permettere diciamo che, non essendo ricca, me lo sono voluta permettere, e questo comporta un accurato risparmio e una indipendenza dai vizi e dal consumismo. Non è necessario mollare tutto e cambiare totalmente vita, basterebbe che ciascuno di noi, ad esempio, dedicasse più cura alla scelta del cibo, che s’ imponesse di camminare anziché stare chiusi in palestra o che rinunciasse, che so ad un aperitivo per cucinare qualcosa con le proprie mani. Tutti questi piccoli gesti contribuiscono a rimanere collegati con la nostra parte più antica, a non perdere del tutto la libertà. A che serve avere tanto denaro se poi non siamo più in grado di attaccare un bottone o di cucinare un uovo? Il saper fare è dentro di noi e deve in qualche modo emergere. La libertà non ce la dà il denaro, la libertà sta nel coraggio di staccarsi dal sistema e nella consapevolezza che siamo tutti responsabili del futuro. Le passate generazioni hanno vissuto per lo più nel presente, buttando gli oggetti senza aggiustarli, dando via abiti ancora nuovi e sprecando tonnellate di cibo. Le ultime vere ecologiste sono state le nostre nonne che recuperavano addirittura la lana dei maglioni. Per non parlare poi delle deliziose pietanze preparate con gli avanzi. Loro lo facevano per necessità economica, ma anche perché sapevano quanta fatica ci vuole per coltivare e raccogliere, o quanto tempo e maestria occorrono per cucire un abito. Da quando il cibo è pronto negli scaffali e da quando un abito costa poco più di un caffè, abbiamo perso il rispetto ed il senso del valore di ogni cosa. Buttiamo un pantalone perché si scuce l’orlo solo perché l’abbiamo pagato meno di quanto ci prenderebbe un sarto per aggiustarlo. Ma il pianeta è inquinato proprio per gli sprechi. Produrre una qualsiasi cosa ex novo comporta sempre altro inquinamento, così come smaltirlo. Il vero gesto ecologico è il riuso e il comprare usato. L’arte di dare nuova vita è l’unico modo per curare un po’ questa nostra terra, per questo ho scelto di vivere così. Non riesco a fregarmene del futuro del pianeta, il dolore che urla lo sento nitido, così come il dovere di fare qualcosa per contribuire al cambiamento.

La voglia di condividere: nascono SartoriAnarchica e CucinArchia

SartoriAnarchia e CucinArchia sono i nomi dei due corsi che da marzo 2024 Ilenia Sara ha iniziato a sperimentare. Mette a disposizione degli altri le sue capacità sartoriali e culinarie. Avendo già alle spalle l’insegnamento della sartoria nelle scuole, Ilenia sa come muoversi in questo campo. Ha già avuto modo di constatare quanto sia importante per adulti e ragazzi riprendere confidenza con la naturale capacità manuale, il saper fare con le mani. L’idea di fare una scuola di sartoria nel suo laboratorio nasce principalmente in risposta alle richieste delle singole persone.

C’è chi si rivolge a lei per imparare a cucire, chi per imparare a fare una delle ricette insolite che pubblica da anni nelle sue pagine social con un crescente interesse da parte del pubblico. Ma le lezioni sono un vero momento di scambio perché, mentre le corsiste imparano, Ilenia trae dal loro entusiasmo una forte motivazione per non mollare e un’inesauribile fonte di buon umore.

Nelle mie ricette non c’è la tradizione gastronomica sarda, ma ci sono gli ingredienti che la nostra isola offre e che poi rielaboro, dopo aver studiato le tradizioni culinarie provenienti da tante altre parti del mondo. Nei miei abiti non c’è la rivisitazione dei costumi tradizionali sardi ma ci sono i fiori delle nostre campagne o delle coste, ci sono le sensazioni che i nostri panorami mi trasmettono. C’è tanta sperimentazione. A volte il non trovare il tessuto che avrei voluto, ad esempio, mi ha fatto imparare a ricamare e a dipingere la stoffa sino a farne un mio tratto distintivo. Per il futuro, ho deciso di cucire solo a mano e con una vecchia Singer a pedale che ho ereditato di recente dalla nonna paterna di mio marito. Venderò tutti i macchinari industriali.

Ilenia Sara - autoproduzione

Il mondo cambia se ognuno di noi inizia il cambiamento

Le persone che frequentano i corsi di SartoriAnarchia e CucinArchia hanno voglia di cambiare le proprie abitudini, sentono di poter fare qualcosa per il pianeta e per sé stessi, ma spesso non sanno come. O, il più delle volte, credono di non saperlo fare. La soddisfazione più grande per Ilenia è nel vedere che a fine corso tutte e tutti hanno acquisito la consapevolezza di essere in grado di autoprodurre qualcosa, di fare un’aggiustatura su un loro abito invece che buttarlo via o preparare una torta sana. Ancora più bello per Ilenia, poi, è seguire i loro progressi nell’autoproduzione, ricevere le foto dei vestiti o delle pietanze che hanno realizzato da soli e i riscontri positivi che arrivano con il tempo. “Il mondo cambia se ognuno di noi inizia il cambiamento”, questa è la filosofia che abbraccia Ilenia e che è alla base dei suoi corsi.

Il mio presuntuoso intento, e sottolineo presuntuoso, è di far capire alle persone che tutti nasciamo con la capacità di autoprodurre ciò che ci serve per vivere. Ho insegnato anche a un gruppo di ragazzi diversamente abili, tra i quali c’era una ragazza tetraplegica. È stato proprio il vedere la fantasia di questa meravigliosa ragazza e la sua voglia di fare – nonostante fosse la mia mano a tenere la sua mentre cuciva – a farmi capire che non esistono limiti nella nostra capacità manuale e nella fantasia. I miei corsi di fondo vogliono far capire che non ha alcun senso dire “non sono portato o non ho manualità.” Credo che esista una predisposizione, probabilmente esiste un talento. Ma per quanto riguarda il fare, non ci sono distinzioni. Il punto è che sin dalle scuole, ma forse ancor più in famiglia, si tende a far scegliere solo determinate attività negando ai bambini di sviluppare la consapevolezza delle proprie capacità di produrre cibo e oggetti. Insieme alla lettura e allo sport, dovremmo stimolare quotidianamente la manualità che oltretutto è un’eccellente forma di meditazione, di cura e di soddisfazione personale. Non meno importante è il significato ecologico ed etico dell’autoproduzione: chi l’abbraccia impatta meno sull’ambiente perché tende a comprare meno abiti low cost e meno cibo industriale. Pensiamo di non avere più tempo per autoprodurre perché ci fanno credere di non averlo, ma in realtà basta organizzarsi. Se ci pensiamo, a volte nel tempo in cui scorriamo le stories Instagram, potremmo fare una torta. Ecco, a me interessa che sempre più persone riprendano a fare e così facendo riescano a staccarsi dal sistema che ci vuole schiavi del lavoro, della globalizzazione e dell’inquinamento. Tutti possiamo fare qualcosa, anzi dovremmo tutti impegnarci per farla. Inoltre, c’è anche un discorso di risparmio perché produrre un abito recuperando vecchi abiti è indubbiamente economico. Così come preparare una torta con pochi e semplici ingredienti sani, anziché comprare merendine, vuol dire risparmiare in medicine e diete, ma anche in denaro. Risparmiare significa anche dover lavorare meno. Siamo purtroppo schiacciati dal sistema che ci impone di lavorare sempre di più per poter comprare sempre più beni, spesso inutili o persino dannosi. In un racconto Moravia scrive: “Purché lo voglia, un uomo può fare qualsiasi cosa, è una questione di tecnica.” Sono totalmente d’accordo.

La cura dell’orto: un tempo per rinascere

Negli ultimi anni, Ilenia Sara ha deciso di diminuire le ore di lavoro in sartoria per far spazio alla cura dell’orto. Lo ha fatto per alimentare ulteriormente ciò che da sempre sentiva dentro di sé e per cercare di contrastare le difficoltà che la vita le ha posto sul cammino: il dolore per la malattia di suo padre e la lontananza da suo marito che, per lavoro, restava all’estero per tanti mesi.

Coltivare il cibo che mangio mi ha permesso di non smettere del tutto di mangiare perché, purtroppo, negli ultimi anni ho somatizzato i vari dispiaceri fino a soffrire di anoressia, o meglio di ortoressia.

Dialogare con la terra e prendersi cura dell’orto mette Ilenia nella condizione di riappropriarsi di un tempo soggettivo, quello che rispetta il suo ritmo fisiologico e la porta a riscoprire anche i molteplici tempi della natura. Attraverso le attività che porta avanti, Ilenia sperimenta la cura e la lentezza nei gesti, anche se la sua giornata è tutt’altro che lenta. Si alza alle quattro e trenta di mattina e per tutto il giorno deve districarsi tra tantissimi impegni che necessitano di velocità e organizzazione. Però a ogni attività dedica la lentezza che merita. La cura è necessariamente lenta, che si tratti di scrivere un racconto, di zappare l’orto o ricamare un abito.

Il tempo è solo un concetto. Abbiamo dato un termine a tutto per comodità, ma in realtà il tempo in senso assoluto non esiste. Il mio tempo non è il tuo tempo e il nostro tempo non è quello di un gatto o di un albero. Il problema a mio avviso è che noi umani moderni pensiamo che il nostro tempo sia l’unico e non sappiamo più rispettare quello della natura. Non abbiamo più il privilegio di godere di un tempo soggettivo ma ormai solo di quello imposto, che ci toglie energie, fantasia, che sempre più ci allontana dalla semplicità e dunque dalla felicità. Credo che la superficialità dell’epoca moderna sia dovuta proprio alla velocità con la quale siamo obbligati a eseguire ogni cosa, è come se anche nella vita privata e domestica avessimo il ritmo di una fabbrica.

Le giornate di Ilenia Sara: organizzazione, semplicità, lentezza

Ilenia è una donna piena di passioni e interessi: dalla sartoria alla cucina, passando per l’orto e la scrittura. Viene da chiedersi come faccia a fare tutto, a conciliare in una stessa giornata queste attività che richiedono cura e dedizione. Il segreto è svegliarsi molto presto e avere un’ottima organizzazione.

La mia giornata tipo è abbastanza monotona. Mi alzo ogni giorno, domenica compresa, alle 4,30. Preparo la colazione per me e per mio marito. La mia colazione è un panino di semola sarda integrale, fatto da me con il vero lievito madre, una ciotola di mandorle dell’orto, caffè di carruba o tisane autoprodotte. Per mio marito yogurt autoprodotto con mandorle, miele, frutta e un dolce, come sempre autoprodotto con materie prime dell’orto o comunque locali. Non ho certamente il tempo per preparare ogni giorno tutto questo! Dunque, una volta alla settimana cucino in quantità poi surgelo o conservo sottovuoto. Dalle 5 in poi leggo, e talvolta scrivo, ma in generale leggo. Studio anche quattro libri per volta. Sono sempre stata una lettrice affamata, la scrittura è secondaria, potrei anche farne a meno. Dalle 7- 7,30 in poi lavoro in campagna, ogni giorno almeno sino alle 10. Faccio tutto da sola, dal lavorare la terra, alla semina sino alla raccolta. Poi mi prendo cura della mia famiglia, aiuto mia madre o pulisco casa e cucino. Subito dopo pranzo salgo in sartoria, che ho allestito in casa per risparmiare sull’affitto, ma anche perché mi permette di poter preparare la cena o cuocere una torta nel mentre che cucio una camicia. Ogni sera, appena finisco di lavorare, cammino per almeno 7 km e nel mentre ascolto un audiolibro o musica. Camminare mi aiuta a mantenere il buon umore e il corpo allenato per poter seguire la campagna che è molto faticosa. Inoltre, mentre cammino, mi si palesano i personaggi dei racconti o le poesie perché camminare per me è come una meditazione. Dopodiché rientro e preparo la cena. Questa è una mia giornata tipo, semplice e lenta, ma molto organizzata. Un po’ come poteva essere la giornata tipica delle nostre nonne.

Il bisogno di scrittura, tra evasione e salvezza

Gli innumerevoli impegni e i tanti interessi di Ilenia Sara l’hanno portata a dedicare alla scrittura, sua grande passione, uno spazio minore all’interno delle sue giornate, relegandola a pochi momenti della sua vita. Ma, nonostante questo, l’amore per la scrittura ha continuato a battere forte dentro di lei, soprattutto sotto forma di poesia. Ma non solo poesia.

Nel novembre 2023 il suo racconto Io sono Efix ha vinto il Premio Letterario Internazionale “Canne al vento” di Galtellì, ispirato all’opera di Maria Grazia Deledda. Recentemente, poi, ha deciso di dedicarsi anche alle fiabe, sia attraverso la creazione di pupazzi realizzati con gli stracci e altri materiali di recupero, sia dedicandosi alla scrittura di libri illustrati.

Ora come ora, però, il suo desiderio più grande è vedere pubblicato il suo primo romanzo dal titolo Anna Luxi. Non tanto per orgoglio personale, ci tiene a specificare, quanto perché sente che Anna ha una grande voglia di essere ascoltata e amata.

La scrittura mi ha dato le ali per estraniarmi dalla mia vita, alleggerendola attraverso il racconto di altre vite. Credo sia doveroso per ognuno di noi cercare di salvarci, imporci sempre di risollevarci. Non per gli altri, ma per noi stessi e per rispetto alla sacralità della vita che, essendo una, è giusto non sprecare nel vittimismo e nella tristezza.

Se questa storia vi è piaciuta leggete anche L’arte teatrale di Chiara Savoi, improvvisAttrice nata.

E voi, Api furibonde, in che modo vi risollevate dai pesi della vita? Raccontateci le vostre esperienze, i buoni propositi e i tentativi.

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