Donne e vino: Donatella Cinelli Colombini

Donne e vino: il racconto di Donatella Cinelli Colombini

Donne e vino. Un connubio antico, affascinante, ma anche propositivo. La famiglia di Donatella Cinelli Colombini, uno degli storici casati del Brunello di Montalcino, produce vino da tempi immemori.

Senese, laureata in storia dell’arte, è stata la prima a creare una cantina italiana con uno staff tutto al femminile, inventando poi, nel 1993, Cantine aperte, la giornata che in pochi anni ha portato l’enoturismo in Italia al successo. Oggi è docente di turismo del vino nei master post laurea, ha pubblicato manuali di marketing del turismo del vino. Nel 2003 Donatella Cinelli Colombini ha vinto l’Oscar di miglior produttore italiano. Nel 2012 le è stato assegnato il Premio Internazionale Vinitaly e nel 2014 il titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana. Dal 2016 è presidente dell’associazione nazionale Donne del Vino.

Gli esordi

Iniziamo dagli albori. Eredita dalla famiglia la passione per il vino ed porta avanti un suo percorso...

I nostri antenati producevano vino dagli inizi del Cinquecento. Vengo da una famiglia di produttori di Montalcino che ha iniziato ad imbottigliare il vino che oggi chiamiamo Brunello Docg. C’era un piccolo flusso enoturistico ed io mi sono resa conto, nei miei viaggi in Francia soprattutto, di quanto potesse essere vantaggioso aprire le cantine ai turisti e trasformarle in destinazioni turistiche come un museo, un monumento d’arte, sviluppando una narrativa intorno al vino, una serie di aneddoti, di dati tecnici e di storie che facevano apprezzare ai turisti quei luoghi, quel contesto produttivo che ha 8000 anni di storia e una grande suggestione.

Ha creduto, quindi, che quest’attività nel futuro e nonostante le difficoltà potesse ancora avesse la sua importanza nel settore produttivo?

Per questo decisi di inventare Cantine Aperte nel 1993. Poi da questa iniziativa che si è propagata prima nel nord Italia poi in tutta la nazione, è nata, diciamo così, la moda di “andare per cantine”. Adesso i visitatori delle cantine italiane sono circa 15 milioni e sviluppano un business nelle cantine ed in tutte le regioni del vino di circa 2,5 miliardi di euro all’anno (dati precedenti al Covid). Valgono circa il 10% del fatturato. Il turismo del vino si sviluppa in quelle zone di produzione e nelle città dove ci sono delle offerte di consumo evoluto e delle esperienze legate al vino.

Le donne del vino da Nord a Sud

L’associazione Donne del vino oggi riunisce oltre 900 associate da Nord a Sud. Quali attività state portando avanti?

L’associazione nasce nel 1988 a Firenze, per opera di Elisabetta Tognana e riunisce 930 socie di tutte le regioni italiane, unite dalla volontà di promuovere la cultura del vino ed il ruolo delle donne nel settore. Organizziamo corsi di formazione interna (public speaking, marketing del vino), iniziative formative rivolte all’esterno, come negli istituti turistici e alberghieri, portando le nostre testimonianze e la visita nelle nostre aziende. Promuoviamo la cultura del cibo e del vino locale attraverso la raccolta di un ricettario nazionale di ricette che partono dal vino. Favoriamo, inoltre, l’internazionalizzazione con una rete di 10 associazioni di tutte le parti del mondo, azioni di difesa ambientale, con l’uso di bottiglie leggere anche per vini di alto livello. Stiamo promuovendo la raccolta ed il riciclo di tappi, in modo da finanziare anche i centri antiviolenza, stiamo valorizzando i vigneti storici italiani attraverso la degustazione di vini da vigneti centenari e la salvaguardia dei vitigni autoctoni rari. Le nostre azioni sono di tipo molto diversificato. Stiamo lavorando tutte molto.

L’associazione Donne del vino, così come le imprenditrici che lavorano e che promuovono queste attività dimostrano che le donne hanno possibilità di affermarsi in questo campo?

Tutte le associate sono professioniste della produzione del vino, della ristorazione, enotecarie, sommelier, giornaliste. Esperte, non amatrici. Le donne dirigono in linea di massima 1/3 delle cantine italiane, coltivano il 21% della superficie agricola utilizzabile nazionale, producendo il 28% del PIL agricolo. Il risultato è che queste cantine sono più performanti di quelle maschili, nonostante siano più piccole. Il divario nell’ambito delle retribuzioni e degli avanzamenti di carriera delle donne rispetto agli uomini, è molto più basso nei settori nuovi del vino come marketing, comuncazione, risorse umane, wine hospitality: le donne sono la stragrande maggioranza anche nei livelli più alti. Invece sono ancora in basso numero sia nelle cantine che in vigna.

Studio, consapevolezza e condivisione

Il vostro è un esempio di come di riesce non solo a condividere, ma anche a portare avanti con successo delle attività. donne imprenditrici di questo settore e a tutte le donne che hanno le competenze per poterlo fare o hanno una passione e vogliono mettersi a studiare, vogliono tentare questa impresa e temono di non poterci riuscire da sole. Che cosa vorrebbe dire a queste donne?

Noi abbiamo condotto un’indagine con l’Università di Siena sul gender gap del vino e sono emersi alcuni elementi: gli abusi che abbiamo rilevato, intendo violenza verbale ed atteggiamenti sessisti, solo nella quota denunciata alle autorità, seppur molto piccola (meno del 10%), comunque è rilevante. Quello che consiglio è: non rimanete da sole. Associatevi ad assoenologi se siete enologhe, alle associazioni di categoria per quanto attiene al vostro comparto. Non rimanete da sole e soprattutto studiate molto, in modo da avere opportunità di crescita personale e di carriera e queste crescite chiedetele. Non evitate di rimanere indietro perché non chiedete e non cercate di avanzare nella carriera e nelle retribuzioni. Sappiamo bene che uno dei grossissimi problemi è che nelle zone rurali non ci sono asili nido, scuole materne per cui la maternità è un problema. Non la gravidanza, ma la cura dei figli può essere veramente un problema. Questo fenomeno deve essere oggetto di una ricerca specifica al Ministero: le zone rurali sono troppo penalizzate, i comuni sono piccoli e non possono pagare le infrastrutture. Questa è la prima battaglia.

E tu, Ape furibonda, che ne pensi di questo racconto? Se hai altre Protagoniste da segnalare scrivici!

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