di Daniela Carmen Mainardi
Care Api furibonde, vorrei parlarvi di una donna che ammiro fin da quando ero ragazzina per il suo amore per l’Africa e per i gorilla di montagna. Vi presento Dian Fossey, la Signora dei gorilla, che con queste parole ci introduce nel suo mondo.
Più conosco la dignità dei gorilla e più evito gli esseri umani
Desidero parlarvi della primatologa americana che ha dedicato tutta la sua vita allo studio e alla protezione dei gorilla di montagna.
Il mio viaggio per incontrare i gorilla di montagna
Lo scorso mese di agosto ho deciso di provare a realizzare il mio sogno, un sogno che accompagna i miei passi fin da quando ero ragazza, quello di incontrare da vicino questi “giganti gentili”, delicati e misteriosi.
Ho percorso intricati sentieri e mi sono arrampicata lungo pendii scoscesi nella Foresta impenetrabile di Bwindi in Uganda, un’area davvero remota e selvaggia, accessibile solo a piedi. Un ecosistema che presenta una biodiversità tra le più significative del pianeta, dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1994.
Grazie ai diversi trackers che ogni mattina individuano la posizione scelta dalle famiglie di gorilla per trascorrere la notte, dopo un percorso di un paio d’ore, sono giunta nel fitto della foresta impenetrabile. Un’emozione indescrivibile si è infilata nel mio sorriso che, luccicante di felicità, ha illuminato a giorno la vegetazione. Ho avuto il privilegio di osservare da vicino, in punta di piedi, questi esseri incredibili. I loro occhi, i loro sguardi sono così espressivi, così simili ai nostri da togliere il respiro.


Il primo viaggio di Dian Fossey in Africa
Dian Fossey nutre un grande amore per gli animali, così nel 1963, dopo aver concluso i suoi studi in veterinaria, parte insieme a tutti i suoi risparmi e dopo aver contratto un prestito, per un viaggio in Africa di circa sette settimane.
Visita diversi stati, dalla Tanzania all’Uganda e conosce diversi personaggi che si riveleranno fondamentali per le sue future scelte di vita.
In Tanzania incontra George Schaller, un primatologo americano che sta conducendo uno studio sui gorilla di montagna. scrive Dian nel suo libro Gorilla nella nebbia:
Credo che fu quello l’istante in cui ebbi la percezione che sarei tornata in Africa a studiare i gorilla
Gli incontri
Altro incontro rilevante è quello con lo zoologo Louis Leakey che aveva seguito Jane Goodall nello studio degli scimpanzè in Tanzania.
Dian Fossey conosce i fotografi naturalisti Joan e Alan Root che le consentono di accamparsi con loro, rendendo così possibile il suo primo incontro con questi indescrivibili animali.

La fondazione di Karisoke
Quando Dian rientra negli Stati Uniti, pubblica una serie di articoli e di fotografie. In seguito, le viene fatta la proposta di dirigere un progetto sul campo per studiare i gorilla.
Dian è una donna determinata, appassionata, coraggiosa e accetta con entusiasmo.
Inizia così lo studio dei gorilla di montagna nello Zaire, ma poi, a causa della guerra civile, si sposta in Ruanda e fonda il campo a Karisoke.
Si dedica anima e corpo alla ricerca e allo studio di questi animali arrivando così a conoscerne stili e abitudini di vita. I gorilla sono primati della famiglia degli ominidi, appartenente al gruppo delle scimmie antropomorfe.
Li definisce animali amichevoli, intelligenti ed empatici, in grado di instaurare relazioni affettive anche con esseri appartenenti a specie differenti. Piangono, ridono, portano il lutto e mostrano un comportamento incredibilmente simile a quello umano, hanno un’organizzazione famigliare e stretti vincoli di parentela. Notevole la loro capacità di apprendere e di esprimere emozioni.
La donna riesce perfino a instaurare un legame profondo con tutti i gorilla della zona, in particolare si lega a Digit, un gorilla che sarà ucciso e mutilato dai bracconieri. In seguito, altri gorilla vengono uccisi mentre proteggono i loro cuccioli. Così Dian si dedica con tutte le sue forze alla lotta contro i bracconieri e alle organizzazioni che puntano a incrementare il turismo.

Le minacce ai gorilla di montagna
Il bracconaggio, i disordini politici, la deforestazione a uso agricolo e il consumo di carne di gorilla, considerata una prelibatezza, costituiscono la loro minaccia principale.
Sebbene la caccia e il commercio dei gorilla siano proibiti, spesso le norme restano inapplicate.
Se oggi è ancora possibile incontrare i gorilla di montagna è anche grazie al lavoro, all’impegno e alla determinazione di Dian Fossey.
Ci ha permesso di comprendere che non sono animali pericolosi, come precedentemente dipinti dalla letteratura, ma una specie a noi molto affine, da tutelare e da proteggere.
L’assassinio di Dian Fossey
Dian Fossey è stata brutalmente uccisa il 26 dicembre 1985 sui monti Virunga in Ruanda a colpi di machete. Ad oggi sembra ancora ignoto l’esecutore dell’omicidio.
La sua epigrafe recita: No one loved gorillas more. Nessuno amava i gorilla più di lei.
L’opera della Signora dei gorilla
L’incontro ravvicinato con questi animali mi ha fatto percepire il riflesso dell’immensa opera di Dian.
I monti Virunga o la foresta impenetrabile di Bwindi sono luoghi davvero magici che ci avvicinano a questi giganti così umani, così sociali, così simili all’uomo che vivono in gruppo con un’organizzazione gerarchica, dominata da un Silverback, così nominato il maschio quando raggiunge la piena maturità sessuale e sviluppa una pelliccia grigio-argentea sul dorso.
I gorilla, per essere osservati, hanno bisogno di essere “abituati” alla presenza dell’uomo. Guide e guardiaparco ogni giorno compiono le visite di avvicinamento, vestiti sempre allo stesso modo, così che i gorilla accettino la presenza dell’uomo. Tuttavia, le visite devono essere effettuate con particolari cautele, non avvicinarsi troppo, non fare rumore, muoversi lentamente, indossare la mascherina perché questi animali potrebbero contrarre dall’uomo anche un banale raffreddore con conseguenze disastrose.



Alla foresta impenetrabile di Bwindi ho affidato i miei pensieri più profondi e le mie emozioni più intense.
Ho depositato su questi pendii scoscesi la mia gratitudine e la mia riconoscenza è volata a Dian ovunque sia il suo altrove.
Anche grazie a lei oggi ho potuto essere parte di un simile miracolo.
Raccolgo negli occhi pieni di commozione tutta la tenerezza, la dolcezza e l’immensità che questi esseri meravigliosi sono capaci di trasmettere e in punta di piedi, ammiro in silenzio una grandezza difficile da racchiudere dentro alle parole.
Se vi è piaciuta questa storia leggete anche Niki de Saint Phalle e il Giardino dei Tarocchi.
E voi Api furibonde, ci raccontate invece il sogno che vorreste realizzare da una vita? Scriveteci!



