Juliette Robles

Juliette Robles: la guarigione attraverso la musica

di Mariella Massaro

La musica da sempre ha il potere di toccare le corde più intime dell’animo umano e attraverso i secoli ha dimostrato di avere un impatto significativo sul benessere mentale, emotivo e fisico delle persone. Per Juliette Robles la musica è molto di più, rappresenta un vero e proprio canale di guarigione.

Oggi, la mia penna furibonda, vi parla di lei.

Juliette è un’artista nata a Barcellona negli anni 90, figlia di migranti peruviani. Fin da molto giovane è stata costantemente attaccata per i suoi lineamenti e la sua corporalità indigena. Ha dovuto vivere e sopportare situazioni spiacevoli che l’hanno indotta ad allontanarsi dalle proprie origini, generandole così un conflitto di identità. Solo attraverso la musica Juliette riesce a intraprendere un percorso di guarigione.

“Ho vissuto sulla mia pelle attacchi razzisti sin da bambina e ciò non può essere cambiato. Ho perso fiducia e stima in me stessa e per smettere di farmi male ci ho messo 26 anni. È stata dura. Oggi sono particolarmente sensibile a questa tematica e attraverso l’arte posso esprimere e parlare di situazioni che purtroppo molte persone continuano a vivere ancora oggi.”

Pellegrina nel mondo

Nel 2021 Juliette intraprende un viaggio emozionante in Perù alla ricerca delle sue radici andine e alla riscoperta della propria identità. Questo viaggio si rivela un viaggio difficile, dominato da un torrente di emozioni ed esperienze che Juliette ha trasformato in melodie e testi per far sentire la sua voce e intraprendere un processo di riconciliazione con le due parti del suo essere: quella sviluppata a Barcellona, paese di nascita e di educazione, e quella legata alle sue origini indigene.

“Guarire è stato un viaggio incredibile. Ho pianto, ho provato panico, solitudine, mi è costato legami, ma attraverso la musica ho intrapreso un percorso di rinascita. La musica rappresenta per me un canale in grado di connettere le persone, un modo davvero potente e unico. Attraverso la musica esprimo ciò che mi attraversa.”

Oggi Juliette Robles porta la sua musica in giro per il mondo. Potremmo definirla una vocazione.  Il percorso tracciato da questa artista è fatto delle sue esperienze e delle melodie e dei ritmi latinoamericani che l’hanno salvata.

Il suo album “El Gran Rio”, uscito nel 2024, è il risultato di un intenso processo creativo. I testi sono accompagnati dalla forza dell’acqua, per esprimere sia il dolore che la forza dei suoi antenati.

Per lei ogni concerto è unico e condividere la sua musica con persone di tutto il mondo, è uno dei regali più belli che la vita potesse farle.

Il motore dell’arte di Juliette Robles

L’odio e il dolore sono sentimenti forti e vivi che Juliette Robles ha conosciuto molto bene ma oggi il motore della sua arte è altro. La sinergia e la connessione che si creano con le persone che incontra lungo il suo cammino, alimentano la sua musica e le regalano pace e serenità, elementi indispensabili al cambiamento da lei intrapreso.  

“Come dice Victoria Santa Cruz “odio e so cosa vuol dire odiare”. È stato necessario transitare l’odio per arrivare alla mia pace interiore. Ho capito che il dolore continua e che continueranno ad aggiungersi altri dolori lungo la vita, ma ciò che cambia è come deciderai di affrontarli. Ho capito che sono degna di questo spazio e di questo tempo e che posso parlare più forte e più volte del grande tema della mia vita e lo faccio attraverso la mia musica.”

Oltre la musica: “Huacos (auto)ritratti”

Huaco è il nome dato in Perù principalmente a vasi in terracotta e in generale ad altre opere d’arte in ceramica, finemente realizzate dalle popolazioni indigene delle Americhe. Gli huaco non sono semplici oggetto, ma notevoli esemplari di ceramica legati a usi cerimoniali, religiosi e artistici. Un huaco retrato è un pezzo di ceramica preispanica che cercava di rappresentare i volti indigeni nel modo più accurato possibile.

Juliette Robles

Ma cosa c’entra tutto questo con Juliette Robles? C’entra eccome!

Juliette, oltre la sua musica, realizza dei laboratori di “huacos (auto)ritratti”.  Durante i suoi laboratori, l’argilla viene utilizzata per esplorare fenotipi al di fuori degli standard di bellezza occidentali, oltre ad affrontare la stigmatizzazione di volti e corpi razzializzati. Juliette guida coloro che partecipano, nella realizzazione del proprio huaco in argilla, che rappresenta uno specchio in cui guardarsi e incontrarsi per guarire e ritrovarsi.

 “Il mio progetto Huacos (auto)ritratti completa il mio processo di guarigione, sacralizzando il volto che tanto mi ha complicato la vita. La ceramica è l’arte di ricreare attraverso madre terra e ci riconnette con le nostre origini.

Sempre orgogliosa della mia faccia da huaco.”

Oggi Juliette Robles è una donna in rinascita, che ha fatto del dolore il suo punto di forza. È fiduciosa del percorso intrapreso e sente che tutto è possibile. Continuerà a seminare la bellezza della sua musica per il mondo, operando instancabilmente per l’uguaglianza e per un futuro più luminoso.

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E voi Api Furibonde, avete mai ascoltato i brani e le musiche di Juliette Robles?  Fatecelo sapere nei commenti.

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