Concetta Lambiase in prima linea contro la violenza di genere

di Luisa Patta

Novembre è il mese in cui, più che in altri momenti dell’anno, si parla di violenza di genere, vista la ricorrenza del giorno 25. Questo perché l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999 ha istituito la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’Assemblea generale invita i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione. Oggi è fondamentale promuovere una cultura che contrasti ogni forma di violenza verso le donne e il drammatico fenomeno dei femminicidi. Ma non basta il 25 novembre per promuovere questo tipo di cultura, non basta parlarne un giorno all’anno e neanche un mese intero. La pensa così Concetta Lambiase, la donna di cui voglio parlarvi oggi.

L’attenzione riservata a questa tematica dovrebbe protrarsi in tutti i giorni dell’anno ed entrare nel nostro quotidiano in modo trasversale: nelle case, nelle scuole, nelle piazze, negli eventi culturali, nei contesti educativi che frequentiamo tutti i giorni.

L’impegno nel sociale di Concetta Lambiase

Concetta Lambiase è docente di Educazione Fisica nella scuola secondaria di I grado e ha insegnato e tuttora insegna in diversi comuni della provincia di Salerno. È immersa nel tessuto sociale giovanile del suo territorio grazie al lavoro che svolge e alla sua grande sensibilità verso le tematiche sociali. Ed è proprio per il suo significativo impegno contro la violenza di genere che ho scelto Concetta come protagonista della storia di questo venerdì. È promotrice di una campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere della quale ho sentito parlare per la prima volta proprio grazie alla sua testimonianza. Questa campagna si chiama “Posto Occupato” e quando Concetta me ne ha parlato l’ho trovata subito di forte impatto comunicativo e sociale.

Cos’è POSTO OCCUPATO

Si tratta di una campagna di sensibilizzazione sociale, virale e gratuita contro la violenza sulle donne. CONTRO TUTTE LE VIOLENZE DI GENERE, 365 GIORNI L’ANNO. È partita nel 2013 da Rometta (piccolo comune in provincia di Messina) su iniziativa di Maria Andaloro, operatrice nel mondo dell’accoglienza ai migranti e dell’integrazione. Oggi la campagna sociale Posto occupato attraversa tutte le città d’Italia, tutte le istituzioni, le associazioni, gli enti.

Da quel giorno Posto occupato non si è mai fermato. Ha portato ovunque il messaggio contro ogni forma di violenza di genere e mantenendo alta l’attenzione dell’opinione pubblica sul fenomeno del femminicidio.

Posto occupato è partito da un’idea di Maria Andaloro, ma è diventato un gesto concreto e riconoscibile, che tutti e tutte possono fare. La soddisfazione più grande per me è vederlo diffondersi nella mia comunità, avere riscontri, condivisioni e sostegno dalle amministrazioni, dalle associazioni sportive e dalle persone comuni che si interessano alle tematiche della violenza di genere. Io sono solo una portatrice di questi messaggi, come tutti e tutte possono esserlo. Però mi capita sempre più spesso di essere riconosciuta durante gli eventi. Alcuni mi chiamano “la signora delle sedie” e quando mi vedono corrono tutti a prendere una sedia per fare Posto Occupato e mettere la locandina. Questo aneddoto, che può essere letto con simpatia, in realtà è il segno tangibile del fatto che stiamo seminando qualcosa di importante.

Una sedia vuota per riempire le coscienze

Questa campagna di sensibilizzazione, alla quale tutti e tutte posso aderire in qualsiasi momento, ci invita a prendere in mano l’indignazione collettiva.

L’indignazione diventa un gesto: occupare un posto a teatro, al cinema, all’università, in un parco, a scuola, sul tram, in un luogo di lavoro o di cultura, in treno e ovunque si possa fare.

Quel posto sarà riservato per sempre a una donna che avrebbe voluto, potuto e dovuto essere lì. Sarà un segno, un monito silenzioso, una voce per chi non ha più voce. Suggerisce a tutti e tutte di non sottovalutare mai i segnali della violenza, che può manifestarsi attraverso molteplici maschere. Posto Occupato è un’esortazione a non voltarsi mai dall’altra parte e a guardare quel posto vuoto affinché non ce ne siano altri. Uno spazio deliberatamente vuoto per far parlare e riflettere, affinché la quotidianità e l’indifferenza non lo sommerga.

Una sedia, un posto lasciato “vuoto” per riempire le coscienze di consapevolezza. La violenza sulle donne è un problema culturale e una responsabilità sociale, che riguarda tutti e tutte.

Al suo posto avrei potuto esserci io”, ognuna di noi lo ha pensato. Lo penserà. Al posto di quella donna uccisa, violentata, abusata, potrebbe esserci ognuna di noi. Posto occupato è il posto di ognuna di noi nel mondo, ma che dopo ogni femminicidio resta vuoto. Una sedia che resta vuota perché quella donna non c’è più.

L’incontro con POSTO OCCUPATO

Ero andata con una collega e alcuni alunni a un evento in occasione dell’8 marzo nell’aula consiliare del comune di Baronissi (SA) e, tra i tanti interventi tenuti per ricordare la giornata dei diritti delle donne, una rappresentante di un’associazione lesse una frase e pose la locandina di Posto Occupato su una sedia! Questo gesto così semplice ha destato la mia attenzione. Così ho cercato la pagina web e ho pensato: lo posso fare anche io!

Posto occupato a Cava de’ Tirreni

Posto occupato arriva a Cava de’ Tirreni (Salerno) a maggio 2023, grazie alla sensibilità e all’impegno di Concetta Lambiase che è intenzionata a diffondere e far radicare, il più possibile, questa campagna di sensibilizzazione nella cultura del suo territorio.

L’iniziativa proposta dalla professoressa Lambiase, che ha insegnato per quasi 15 anni negli istituti comprensivi di Tramonti, Ravello, Scala, Maiori e Minori, è stata accolta positivamente dalla consigliera comunale Filomena Avagliano in seno alla commissione Pari opportunità del Comune di Cava de’ Tirreni, che ha patrocinato moralmente l’evento.

Il consiglio Comunale di Cava de’ Tirreni – comune di nascita di Concetta Lambiase – ha emanato la delibera di Posto Occupato e ha promosso l’iniziativa in modo trasversale all’interno della sua comunità. Sono state invitate a partecipare all’evento tutte le associazioni culturali e sportive del territorio, le scuole e gli Istituti superiori, le Società sportive e le Forze dell’ordine. A questa iniziativa hanno fatto seguito interventi liberi di cittadini interessati a diffondere quanto più possibile la campagna di sensibilizzazione. Un lavoro di squadra, quindi, dove a coordinare le attività insieme alla professoressa Lambiase hanno dato il contributo diverse persone impegnate nel mondo della comunicazione quali giornalisti, scrittori e scrittrici, artisti, fotografi.

Sono stata affiancata in questa iniziativa da tante persone e quelle che davvero mi hanno emozionato di più sono state in particolar modo le società sportive, in primis la squadra della mia città – la Cavese 1919 – che ha riservato un Posto Occupato nella tribuna d’onore del “Simonetta Lamberti”, ma anche le altre società sportive come il Cava United, Virtus Scala e tante altre squadre che hanno manifestato l’intenzione di seguire questa campagna.

L’importanza di creare una rete intorno alle donne

Posto occupato arriva a Cava de’ Tirreni e in ogni altro luogo per ricordare donne e mamme vittime di femminicidio che non saranno mai più presenti nelle loro famiglie, nei loro affetti, nei luoghi di condivisione sociale e culturale della città. È quindi doveroso lasciare un posto occupato alle donne che non hanno più voce. Ma è doveroso anche creare una cultura del rispetto, contro ogni forma di violenza fisica e psicologica. Creare una rete di aiuto, di questo si occupa Concetta Lambiase. Un intervento concreto che non si fermi alle celebrazioni del 25 novembre, ma getti basi più profonde nella cultura di un’intera comunità.

L’obiettivo è quello di far emergere le criticità che ogni giorno impattano sul lavoro e sulla vita delle donne. Si agisce per creare una rete intorno alla donna, un sistema di aiuti che passa dalla prevenzione alla presa in carico della vittima, fino a stilare un documento comune, un intervento condiviso e quindi più efficace.

Quello che le donne… dicono

Concetta Lambiase porta la sua esperienza di sensibilizzazione, sensibile e consapevole, in ogni aspetto della sua vita: a casa, a scuola e in qualsiasi incontro con l’altro. Anche durante il nostro primo incontro, del tutto casuale, Posto Occupato è stato oggetto della nostra conversazione. La sua motivazione e il suo coinvolgimento sui temi della violenza di genere mi hanno colpito a tal punto da approfondire la conoscenza di questa campagna di sensibilizzazione di cui non avevo ancora sentito parlare e, a mia volta, diffonderla nella mia cerchia sociale.

Ma l’impegno della professoressa Lambiase riguardo ai temi sociali non si limita a Posto Occupato e nell’ambito della Fiera del libro di Vietri sul Mare dal nome significativo, “Quello che le donne… dicono”, è intervenuta durante la presentazione dei libri legati alle tematiche della violenza di genere. Al fianco del giornalista Antonio Di Giovanni, Lambiase ha moderato la presentazione del libro inchiesta sul caso di Elisa Claps, che ha portato gli autori a Cava de’ Tirreni, i giornalisti Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito.

L’evento è entrato nell’ambito della campagna di sensibilizzazione Posto Occupato contro la violenza sulle donne e non solo. Si è trattato di un incontro con una forte valenza simbolica perché Cava de’ Tirreni era anche la città di origine di Anna Esposito, la poliziotta che indagò sul caso Claps, apparentemente impiccata nell’appartamento della caserma di Potenza dove era in servizio al momento del tragico evento. Quindi è stato un momento di grande impatto emotivo per la comunità cavese.

L’autodifesa e la cultura dello stupro

Concetta Lambiase è attualmente impegnata in un altro aspetto molto importante per sensibilizzare la comunità e contrastare la violenza di genere. In collaborazione con i comuni del suo territorio, sta portando avanti degli incontri aperti alla cittadinanza sull’importanza dell’autodifesa. Durante uno di questi incontri, un maestro specializzato appartenente alle forze armate offre una lezione dimostrativa di autodifesa a tutti i presenti e le presenti, così da fornire gli strumenti di base per difendersi in situazioni di pericolo. Tecniche semplici per allontanare un aggressore e reagire a diverse tipologie di attacco, consigli pratici per prevenire situazioni a rischio e avere gli strumenti utili per la difesa personale. Tecniche di antistupro, soprattutto, strategie per contrastare potenziali aggressioni in contesti quotidiani come parcheggi e mezzi di trasporto.

Imparare a difendersi è fondamentale. La sicurezza viene prima di tutto. Ma al fianco della violenza fisica dobbiamo tener conto anche di quella psicologica e culturale. Purtroppo esiste una cultura dello stupro molto più subdola e radicata in questa società, dove la persona messa sotto giudizio, spesso, è prima di tutto la vittima. Perché vestita in un certo modo, perché con un atteggiamento fraintendibile, perché disinibita. È inaccettabile che ciò accada con l’approvazione generale del contesto culturale in cui viviamo, che ammette come normalità certe forme di giudizio e di violenza di pensiero. Come donna, docente, attivista per i diritti delle donne e promotrice della campagna di sensibilizzazione per l’eliminazione della violenza di genere, certe parole e certi atteggiamenti – figli di una mentalità da sradicare – sono inaccettabili e offensivi per tutte le donne. E sono da combattere, al pari della violenza fisica.

La prevenzione: nessuno si senta escluso

Non si contano le donne che ogni giorno subiscono violenza fisica e psicologica, ma anche economica, sessuale e religiosa. Tante quelle perseguitate, troppe quelle assassinate. Leggiamo le loro storie nelle pagine di cronaca e soffriamo, ci indigniamo, ma poi dimentichiamo. Forse perché, in fondo, sono storie di donne lontane da noi. Ma se la prossima che leggiamo fosse la storia della nostra vicina di casa, della nostra compagna di scuola, di nostra sorella, nostra madre o di noi stesse? Ogni anima violata, ogni donna abusata, ogni vita spezzata non è mai distante da noi.

La storia di questo venerdì è un invito a unirci alla professoressa Lambiase e a tutti i promotori e le promotrici di Posto Occupato in questo obiettivo importante: diffondere la cultura del rispetto e sensibilizzare le coscienze sulla violenza di genere, in tutte le declinazioni possibili. Anche all’interno delle scuole!

Un momento molto significativo a questo proposito è stato quando una delle classi nelle quali insegno mi ha detto di aver trovato sul web alcuni articoli con il mio nome, nei quali si parlava del convegno “Dalla prepotenza al reato” dove ho partecipato insieme a un team di professionisti per parlare negli istituti di istruzione secondaria di II grado della Campania. Così mi hanno chiesto di fare un dibattito anche nel nostro istituto! Hanno preparato un vero e proprio convegno dove si è parlato dell’importanza della cultura per abbattere ogni forma di violenza. Gli studenti e le studentesse hanno curato la lettura di brani e poesie inedite, hanno suonato brani musicali e realizzati brevi reel con quello che è stato fatto in classe per tutto l’anno scolastico. È stato un momento di altissima condivisione!

L’importanza di Occupare un Posto

Seguiamo l’esempio di Concetta Lambiase e portiamo Posto Occupato nelle nostre realtà, nei nostri luoghi, nelle nostre comunità. Facciamo in modo di favorire a poco a poco il cambiamento di una mentalità pericolosa e contrastare la violenza di genere facendo anche noi un piccolo gesto di sensibilizzazione.

Posto Occupato è un’idea che, grazie alla condivisione, diventa gesto concreto. Rendiamolo ancora più concreto insieme. Come?

OCCUPA UN POSTO! Segui questi semplici passi

La prevenzione non fa notizia perché non suscita clamore e non fa numeri da esibire in prima pagina. Ma quello che Concetta Lambiase e Posto Occupato stanno facendo è un’operazione culturale molto importante che merita visibilità e condivisione. Porre l’attenzione sulla violenza di genere in tutti i contesti di vita, anche lontani dal 25 novembre, e sensibilizzare le comunità sono modi per portare alla luce la piaga sociale del femminicidio e cambiare a poco a poco la coscienza collettiva verso queste tematiche. Tematiche che riguardano tutte e tutti. Nessuno escluso. Tanti piccoli gesti che un giorno, spero, possano trovare insieme la forza del rispetto e mai più l’orrore della violenza.

Se ti è piaciuta questa storia leggi anche Daniela Baldassarra racconta le donne, la resilienza e la capacità di rinascita.

E tu, Ape furibonda, conoscevi la campagna di sensibilizzazione Posto Occupato?

Hai mai occupato un posto o pensi di farlo in futuro, dopo la lettura di questo articolo? Raccontaci la tua esperienza in merito e condividi questa storia per diffondere la cultura del rispetto contro ogni forma di violenza di genere.

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